
La
salute mentale ai tempi del Covid non è di facile definizione, tuttavia è possibile fare delle analisi sulle prospettive per il futuro partendo dalle inefficienze che il "sistema" si trascina da anni.
Doctor33 ne ha parlato con il prof. Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento Salute mentale e Dipendenze patologiche dell'Ausl di Modena, Regione Emilia Romagna e direttore dell'Uoc Psichiatria, Modena Centro, dell'Ausl di Modena, Regione Emilia Romagna e componente del Consiglio superiore di sanità.
È un dato certo che la pandemia ci pone innanzi ad una grave emergenza psichiatrica e psicologica, ma il problema parte da lontano. "La situazione attuale può essere meglio valutata - spiega Starace - se consideriamo la condizione in cui ci trovavamo prima della pandemia. Nell'ultimo quadriennio, il mondo della salute mentale ha vissuto una specie di paradosso, a fronte di una crescente domanda di intervento si è assistito ad una riduzione, lenta ma progressiva, delle capacità di risposta. La domanda di sostegno psichiatrico eccede la nostra capacità di risposta di ben oltre il 50%. Questa non è una condizione eccezionale, ma quella che precedeva la pandemia". Ma qualcosa di positivo la pandemia ha comunque generato. "All'inizio, i servizi territoriali di salute mentale hanno risposto in maniera diversa rispetto alla propria tipologia, recuperando però, spesso, un gap con l'arretratezza tecnologica". L'impatto della pandemia sulla popolazione "ci fa ritenere che la pressione sui servizi territoriali, richiederanno un impegno molto maggiore sui problemi psichiatrici comuni come: l'ansia, la depressione, la somatizzazione, l'insonnia ecc" precisa Starace. "Possiamo immaginare - continua - che a fronte di questa reazione, che io non psichiatrizzerei perché del tutto legittima, si siano messe in moto anche capacità di resilienza dei singoli. Abbiamo dati che ci indicano una maggiore capacità di risposta proprio in chi ha disturbi psichiatrici più gravi. Almeno nella prima fase della pandemia nella quale abbiamo evidenziato una riduzione dei ricoveri e dei Tso. Questo fa riflettere - aggiunge il prof. Starace - sul fatto che da un lato occorre intervenire per far sì che quello vissuto dalle persone con disturbo psichiatrico grave non sia un perenne lockdown e, dall'altro, che bisogna rendersi conto che l'impatto che la pandemia ha avuto sulla popolazione generale, sia stato forse amplificato dai mass media e dalla comunicazione non sempre lineare".
Ma, alla luce di tutto ciò, quali interventi possono essere attuati dei professionisti della salute per monitorare e migliorare la situazione? Per Starace "dobbiamo recuperare a partire dal ruolo dei medici di medicina generale che devono essere sempre più inseriti nell'impalcatura del Servizio sanitario nazionale anche in termini di rapporto professionale. Ma bisogna anche valorizzare e recuperare, non fosse altro per la loro diffusione, il ruolo delle farmacie che in alcuni casi sono dei veri e propri avamposto della sanità pubblica in contesti difficilmente raggiungibili. Abbiamo necessita di inserire tutti questi elementi in luoghi facilmente identificabili e raggiungibili dalle persone".
E sulle sfide sanitarie che dovremo affrontare in ambito di salute mentale nello scenario post pandemico, Starace sottolinea che questo momento storico deve divenire l'occasione per interrogarsi sul lento depauperamento dei servizi alla persona. "Da più parti si invocano risorse. Io credo che la riduzione delle risorse non sia la causa dell'inefficienza, ma l'inefficienza sia stata la causa della riduzione delle risorse. Dobbiamo interrogarci su cosa non ha funzionato nel sistema di salute mentale, che nel nostro Paese ha fatto comunque molti passi in avanti, non trovando attori sempre all'altezza del ruolo. Dobbiamo andare tutti nella medesima direzione che è quella disegnata dal legislatore".