
Per la terza settimana consecutiva continuano a diminuire i nuovi casi di Covid-19 nel nostro Paese, un discesa legata però alla netta riduzione dell'attività di testing durante il periodo pasquale. Sono state, infatti, -128.141 le persone testate rispetto alla settimana precedente e -304.499 rispetto a quella ancora prima. Sono i dati che emergono dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe della settimana 31 marzo-6 aprile 2021. «La lentezza con cui scendono i nuovi casi - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE - insieme alla limitata copertura vaccinale dei soggetti più fragili non permettono di ridurre la pressione sugli ospedali, dove la situazione rimane critica». Le soglie di allerta di occupazione dei posti letto da parte di pazienti COVID in area medica (>40%) e in terapia intensiva (>30%) si attestano rispettivamente al 44% e al 41%, con 8 Regioni sopra soglia per l'area medica e 14 sopra soglia per le terapie intensive. Per queste ultime preoccupa il superamento del 50% in Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Marche, Valle d'Aosta, con una punta del 60% in Lombardia.
L'aspetto più preoccupante riguarda i vaccini, «tra tagli alle forniture, temporaneo stop ad AstraZeneca e consegne trimestrali "last minute" - spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta - i numeri di marzo sono lontani dagli obiettivi del piano Figliuolo, che prevedeva di raggiungere 210.000 somministrazioni al giorno a metà marzo e 300.000 entro il 23 marzo. E soprattutto le 500.000 somministrazioni al giorno dal 15 aprile sono ancora un miraggio che rischia ulteriori rallentamenti per le eventuali restrizioni e, soprattutto, le diffidenze individuali sul vaccino AstraZeneca». In effetti, quasi un terzo delle forniture relative al 1° trimestre (4,37 milioni di dosi) è stato consegnato nelle ultime 2 settimane. Il "portafoglio vaccini" del 2° trimestre prevede sulla carta 52,5 milioni di dosi, di cui oltre 1,5 milioni già consegnate da Pfizer. Inoltre, nel periodo 1 marzo-6 aprile sono state somministrate in media 193.021 dosi al giorno, con un vero e proprio tracollo nei giorni festivi che attesta la necessità di impiegare ulteriore personale per la campagna.
Al 7 aprile, si legge nel report, hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 3.593.223 milioni di persone (6% della popolazione), con notevoli differenze regionali: dal 7,7% del Piemonte al 4,7% di Campania e Sardegna. Tra gli over 80, degli oltre 4,4 milioni, 1.627.429 (36,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.264.690 (28,6%) hanno ricevuto solo la prima dose. Nella fascia 70-79 anni, degli oltre 5,9 milioni, solo 131.931 (2,2%) hanno completato il ciclo vaccinale e 853.458 (14,3%) hanno ricevuto solo la prima dose, con rilevanti difformità tra le Regioni. Rispetto alla protezione dei più fragili, non è ancora possibile effettuare un'analisi senza una specifica categoria di rendicontazione dei vaccini somministrati a persone estremamente vulnerabili e a portatori di disabilità gravi. Con questa lenta discesa dei contagi, una situazione ospedaliera molto critica in oltre metà delle Regioni, il ritmo della campagna ancora lontano dagli obiettivi fissati per aprile dal piano Figliuolo e il caso AstraZeneca, «spettano al Governo Draghi ardue scelte politiche per contemperare il diritto alla salute con gli altri diritti e le libertà tutelati dalla Costituzione al fine di consentire il rilancio delle attività economiche e la ripresa del Paese», conclude Cartebellotta.