Europa e Mondo
12/03/2021

Vaccini, Draghi lancia il nuovo piano. AstraZeneca annuncia altri ritardi nelle consegne

Mentre il premier Mario Draghi si prepara a lanciare il nuovo piano vaccinale per l'Italia, AstraZeneca finisce di nuovo sotto ai riflettori. L'azienda anglo-svedese annuncia un'ulteriore riduzione della sua previsione di forniture di vaccini all'Unione europea nel primo trimestre a circa 30 milioni di dosi, pari a un terzo dei suoi obblighi contrattuali iniziali previsti per 90 milioni di dosi. AstraZeneca prevede ora di consegnare 30,1 milioni di dosi entro la fine di marzo, quasi dieci milioni in meno rispetto anche a quanto assicurato a Bruxelles a fine febbraio dal ceo Pascal Soriot. Alla riduzione delle dosi si aggiunge il rischio di una psicosi da effetti collaterali per i due casi di morte sospetti dopo la somministrazione del vaccino. «Sulla consegna dei vaccini» in Europa, AstraZeneca sta facendo «sforzi» ma «non del suo meglio», come previsto dai contratti con l'Ue. Lo ha scritto il commissario Ue per il Mercato unico, Thierry Breton, su Twitter. «Vedo degli sforzi» da parte della casa farmaceutica anglo-svedese «ma non il 'massimo sforzo possibile'. Questo non basta per rispettare gli obblighi assunti nel primo trimestre», ha evidenziato Breton, aggiungendo che «è tempo che il board di AstraZeneca si assuma la sua responsabilità fiduciaria e faccia ciò che serve per adempiere agli impegni».

L'Agenzia europea per i farmaci ha chiarito che, mentre le indagini continuano, la somministrazione del vaccino prodotto dalla casa farmaceutica anglo-svedese è da considerarsi sicura e può continuare, e che i benefici del vaccino anti Covid sviluppato da AstraZeneca sono superiori ai rischi. In una nota, Ema ha scritto che «al 10 marzo 2021, sono stati segnalati 30 casi di eventi tromboembolici su quasi 5 milioni di persone immunizzate con il vaccino anti-Covid AstraZeneca nello Spazio economico europeo». Nonostante le rassicurazioni, sempre più Paese stanno bloccando le vaccinazioni AstraZeneca. A Danimarca, Norvegia e Islanda, oggi si sono accodate anche Bulgaria e Romania. «Deploro che sulle basi delle valutazioni attuali alcuni paesi abbiano interrotto la somministrazione di AstraZeneca». Lo ha detto il ministro della Salute tedesco Jens Spahn a Berlino in conferenza stampa. «Bisogna trovare il giusto bilanciamento fra l'attenzione e il fatto di evitare di suscitare allarme», ha affermato. Intanto, mentre Pfizer sembra la più affidabile e Moderna ne fornirà solo 4,6 milioni, resta l'incognita dei possibili ritardi di Johnson&Johnson (7,3 milioni di dosi, secondo dati del ministero della Salute) e sui tempi di approvazione di Curevac (7,3 milioni di dosi). Il governo quindi segue anche la strada parallela della produzione nazionale. Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha ribadito l'obiettivo entro il 2021 di realizzare 'bulk' (principio attivo e altri componenti) e relativo 'infialamento' da parte di imprese che operano in Italia e che sono già disponibili.

Il premier Draghi in un recente discorso registrato ha promesso un «deciso potenziamento» e «una accelerazione» del piano, verso la campagna di massa che si spera di mettere in moto entro aprile, in un lasso di tempo in cui l'Italia dovrebbe sulla carta essere inondata da decine di milioni di fiale (circa 290 mila dosi al giorno, mentre ora se ne iniettano in media 150 mila al giorno). Gli obiettivi - priorità per categorie e per fasce d'età - e la logistica - moltiplicazione degli hub e dei vaccinatori - sono stati illustrati dai ministri della Salute e delle Autonomie, Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, a Regioni, Comuni e Province. Obiettivo immunizzare tutta la popolazione entro l'autunno (ora i vaccinati sono il 3%). Un ruolo importante lo svolgerà la Difesa, che oltre a inaugurare il primo drive-through (per vaccinarsi restando in auto) a Milano, invierà team specializzati congiunti con la Protezione civile nelle regioni più in difficoltà con le vaccinazioni, come la Calabria, secondo quanto deciso nell'incontro odierno. Le Regioni, spesso sotto accusa nelle ultime settimane, non sembrano aver mosso particolari obiezioni al piano vaccinale, anche se prima del vertice il presidente della Liguria e numero due della Conferenza dei governatori Giovanni Toti aveva usato parole dure. «Se vogliamo battere il Covid a cannonate forse l'Esercito e' utile - aveva detto -, ma se dobbiamo somministrare i vaccini abbiamo bisogno di persone che sappiano miscelarli e iniettarli», invocando una legge quadro per autorizzare molti più soggetti degli attuali a vaccinare. Le Regioni hanno chiesto un'attenzione speciale per i disabili e le persone che se ne occupano (caregiver), punto sul quale si sono impegnate le ministre Gelmini ed Erika Stefani (Disabilita'). «Basta con le furberie. Ognuno rispetti il suo turno», ha ammonito Gelmini dopo i casi di categorie favorite in alcune regioni.


Gianluca Polifrone 

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