Le Case di comunità devono rappresentare uno strumento aggiuntivo per professionisti e cittadini e non essere percepite come strutture destinate a sostituire l'ambulatorio del medico di famiglia. È la posizione di Enrico Peterle, segretario regionale di Fimmg Veneto, dopo la presentazione della nuova campagna di comunicazione della Regione Veneto sulle Case di comunità, avvenuta il 3 settembre allo Spazio Regione Veneto dell'Hotel Excelsior del Lido, nell'ambito dell'83ª Mostra del cinema di Venezia.
«È positivo che la Regione abbia scelto di accompagnare la nascita delle Case della Comunità con una campagna di comunicazione rivolta direttamente ai cittadini. Ora è importante che questa informazione sia capillare, semplice e concreta, perché una riforma della sanità territoriale può funzionare davvero solo se le persone ne conoscono servizi, modalità di accesso e opportunità», afferma Peterle.
La campagna regionale nasce da un sondaggio che, secondo quanto riferito dall'assessore alla Sanità Gino Gerosa, ha evidenziato una conoscenza ancora limitata delle Case di comunità da parte della popolazione. Solo il 24% dei cittadini veneti conosce la Casa di comunità più vicina sul proprio territorio.
«Il dato secondo cui molti cittadini conoscono ancora poco le Case della Comunità conferma quanto sia necessario questo lavoro», osserva Peterle. «Non basta realizzare le strutture: bisogna farle entrare nella quotidianità delle persone, spiegando quali risposte possono offrire e come si integrano con il medico di medicina generale e con gli altri servizi del territorio».
Secondo il segretario regionale di Fimmg, le nuove strutture «non devono essere percepite come una riforma calata dall'alto che va a sostituire l'ambulatorio del medico di famiglia, ma come uno strumento aggiuntivo al servizio dei professionisti e dei cittadini».
Peterle richiama anche il coinvolgimento già avviato dei medici di medicina generale. «Con la partenza del modello Veneto, i medici di medicina generale stanno già lavorando all'interno di queste nuove strutture, auspichiamo che con l'accordo regionale di prossima definizione si realizzeranno i prossimi passi per definire quali percorsi saranno a disposizione dei cittadini all'interno delle Case della Comunità».
La campagna della Regione prevede tre video e sarà articolata in due fasi. La prima punta a far conoscere il nuovo modello di assistenza territoriale. La seconda sarà sviluppata nei territori delle diverse aziende sanitarie e fornirà informazioni di servizio, a partire dalla localizzazione delle strutture. Tra i temi della comunicazione regionale figura anche l'utilizzo del 116117 per le richieste di assistenza sanitaria non urgente.
«Una buona comunicazione può quindi essere il primo passo per accompagnare questo cambiamento», conclude Peterle.