I medici di famiglia dovranno garantire fino a sei ore settimanali di attività nelle Case di Comunità e saranno remunerati con circa 40 euro l'ora. È questo il punto centrale dell'accordo raggiunto tra ministero della Salute, Regioni e una parte delle sigle sindacali della medicina generale, la cui firma definitiva è attesa domani. Un'intesa considerata decisiva per rendere operative le strutture territoriali previste dal Pnrr e centrare gli obiettivi della riforma dell'assistenza territoriale. A confermare che l'intesa è ormai vicina è stato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto a margine dell'Assemblea pubblica di Farmindustria. "Stiamo trattando con i sindacati e con le Regioni e speriamo a breve di avere una soluzione. Siamo ottimisti e aspettiamo di arrivare a una conclusione. C'è un accordo di base", ha dichiarato il ministro, ribadendo la volontà del Governo di coinvolgere i medici di medicina generale nelle nuove strutture territoriali. Secondo Schillaci, la loro presenza nelle Case di Comunità consentirà di rafforzare la sanità di prossimità e contribuire a ridurre il ricorso improprio ai pronto soccorso.
L'accordo, definito nel corso del confronto tra Sisac, Regioni e organizzazioni sindacali, prevede che i medici di famiglia svolgano fino a sei ore settimanali nelle Case di Comunità per 48 settimane l'anno, secondo i fabbisogni individuati dalle Regioni e dalle aziende sanitarie. Il compenso previsto è di circa 40 euro l'ora, pari a 38 euro più oneri. Le Regioni hanno annunciato che la firma dell'aggiornamento dell'Accordo collettivo nazionale è prevista per domani mattina. Nella nota diffusa al termine dell'incontro viene confermato l'obbligo di presenza nelle Case di Comunità "nella misura utile a garantirne la funzionalità" e nei limiti delle risorse disponibili. Contestualmente è stato assunto l'impegno ad avviare rapidamente il confronto per il rinnovo dell'Acn relativo al triennio 2025-2027, con un nuovo atto di indirizzo atteso entro il 30 settembre. Sul testo si registra però una spaccatura sindacale. Hanno dato il via libera all'intesa la FIMMG e la FMT. Per la Fimmg l'accordo rappresenta un punto di equilibrio tra la tutela dei professionisti, la necessità di realizzare gli obiettivi del Pnrr e la salvaguardia delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale. Anche la Fmt ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto. Il segretario nazionale Francesco Esposito ha sottolineato come sia stata accantonata l'ipotesi della cosiddetta "dipendenza volontaria" dei medici di famiglia e come sia stato preservato il modello della libera professione convenzionata, pur introducendo l'obbligo di partecipazione alle attività delle Case di Comunità.
Di segno opposto la posizione dello SMI, che ha annunciato la mancata sottoscrizione dell'accordo. La segretaria generale Pina Onotri ritiene che l'obbligo di attività nelle Case di Comunità introduca elementi riconducibili a un rapporto di subordinazione senza prevedere le relative tutele contrattuali, alterando così la natura convenzionata della medicina generale. Anche lo SNAMI non ha firmato il testo. Il sindacato ha convocato gli organismi interni per una valutazione approfondita della proposta prima di assumere una decisione definitiva. La presidente nazionale Simona Autunnali ha spiegato che è necessario un ulteriore confronto interno per esaminare tutti gli aspetti dell'intesa.
Anna Capasso