L'intelligenza artificiale entra per la prima volta nel contratto collettivo della sanità pubblica. È una delle novità più significative del Ccnl del comparto Sanità 2025-2027, sottoscritto il 29 luglio all'Aran, che dedica un intero Titolo al tema, fissando principi, garanzie e limiti per l'impiego dei sistemi di IA nei luoghi di lavoro. L'obiettivo è accompagnare la diffusione delle nuove tecnologie nel Servizio sanitario nazionale senza lasciare zone d'ombra sul piano dei diritti dei lavoratori e delle responsabilità decisionali. Il nuovo Titolo III del contratto stabilisce anzitutto le finalità dell'intelligenza artificiale, che dovrà essere utilizzata per migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l'integrità psicofisica del personale, ridurre gli errori clinici e aumentare la qualità dei servizi erogati dalle aziende sanitarie. Il ricorso all'IA dovrà inoltre essere improntato ai principi di sicurezza, trasparenza, proporzionalità, tutela della dignità delle persone e riservatezza dei dati.
La novità più rilevante riguarda gli obblighi a carico delle aziende sanitarie. Qualora intendano introdurre sistemi di intelligenza artificiale o algoritmi automatizzati che incidano sul rapporto di lavoro, dovranno informare preventivamente i dipendenti. L'informativa dovrà indicare gli scopi e le finalità del sistema, gli ambiti di utilizzo, le tipologie di dati trattati, le misure adottate per il controllo delle decisioni automatizzate, gli eventuali processi di correzione, il livello di accuratezza, robustezza e cybersicurezza degli algoritmi e le metriche utilizzate per valutarli, compresi i possibili effetti discriminatori. Dovranno inoltre essere esplicitate le ricadute sull'organizzazione del lavoro, sull'intensità dell'attività richiesta, sulla salute e sicurezza, sulla valutazione della performance e i criteri generali di funzionamento dei sistemi quando questi incidano sulla prestazione lavorativa.
Il contratto introduce un'altra novità destinata ad avere effetti concreti nelle aziende sanitarie. Gli impatti dell'intelligenza artificiale sull'organizzazione dei servizi e sul rapporto di lavoro diventano infatti materia di contrattazione collettiva integrativa. Ciò significa che l'introduzione di questi sistemi non sarà soltanto una scelta tecnologica o organizzativa delle aziende, ma dovrà essere oggetto di confronto con le rappresentanze sindacali, soprattutto quando l'utilizzo degli algoritmi comporti modifiche nell'organizzazione del lavoro.
Il contratto pone però un limite preciso all'utilizzo dell'intelligenza artificiale. I sistemi di IA non potranno produrre decisioni prevalentemente o esclusivamente automatizzate né sostituire il datore di lavoro negli atti che producono effetti giuridici o incidono in modo significativo sul rapporto di lavoro. L'algoritmo potrà fornire suggerimenti, correlazioni o analisi, ma dovrà sempre esserci un intervento umano appropriato, in grado di valutare criticamente l'output prodotto dal sistema prima di assumere qualsiasi decisione. Ai dipendenti viene inoltre riconosciuto il diritto di conoscere, con modalità comprensibili, i criteri di funzionamento dei sistemi utilizzati quando questi incidano sulla valutazione della prestazione, sull'assegnazione degli obiettivi, sull'orario di lavoro o su altri aspetti rilevanti del rapporto lavorativo.
A sottolineare la portata della novità è stato il presidente dell'Aran, Antonio Naddeo, che ha definito il nuovo Titolo dedicato all'IA uno strumento per governare un cambiamento ormai inevitabile. "Il principio fondamentale è che la responsabilità di chi decide non può però essere delegata a un algoritmo", ha evidenziato Naddeo. Lo stesso principio è ribadito dall'articolo 13 del contratto, che chiarisce come l'intelligenza artificiale non sostituisca la capacità interpretativa umana. L'algoritmo può fornire risultati, suggerimenti e correlazioni, ma la decisione finale resta sempre un atto umano, fondato su discernimento, responsabilità e capacità di valutare il contesto. Rimane quindi in capo ai dirigenti e ai titolari dei poteri decisionali la piena responsabilità delle scelte adottate, senza possibilità di trasferirla ai sistemi di IA. Con questo impianto, il comparto Sanità diventa uno dei primi settori del pubblico impiego italiano a disciplinare in modo organico l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nel rapporto di lavoro, anticipando un tema destinato a diventare sempre più centrale nella trasformazione digitale del Servizio sanitario nazionale.
Anna Capasso