Dopo il pugno sferrato a un medico specializzando in servizio nel reparto di Ostetricia del Policlinico Federico II, arrivano le dure prese di posizione dell'Ordine dei medici di Napoli, di Anaao Assomed e di Ugl Salute, che denunciano una situazione ormai divenuta strutturale e chiedono misure immediate per fermare quella che definiscono una vera emergenza nazionale. L'episodio si è verificato quando il marito di una paziente ricoverata ha aggredito il giovane medico, che ha riportato una prognosi di dieci giorni. L'aggressore, un uomo di 26 anni, è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di lesioni a personale sanitario e posto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.
Più che il singolo episodio, però, a preoccupare le rappresentanze della professione è il ripetersi di aggressioni ai danni del personale sanitario. "Esprimiamo al collega la piena solidarietà e la vicinanza di tutta la comunità professionale", afferma il presidente dell'Ordine dei medici di Napoli, Bruno Zuccarelli. "Un ospedale è un luogo nel quale si affrontano sofferenza, paura e momenti di grande tensione emotiva, ma nessuna preoccupazione e nessuna protesta possono trasformarsi in un'aggressione. Colpire un medico significa interrompere quel rapporto di fiducia e collaborazione indispensabile per garantire un'assistenza efficace". Per l'Ordine la violenza non colpisce soltanto il professionista aggredito, ma compromette il funzionamento dell'intero reparto, sottraendo risorse e attenzione all'assistenza. Da qui la richiesta di rafforzare gli strumenti di prevenzione, rilanciando la proposta di introdurre figure dedicate alla mediazione della comunicazione tra operatori sanitari e cittadini nelle aree a maggiore tensione, così da prevenire l'escalation dei conflitti.
Ancora più duro il commento di Anaao Assomed, che parla di una deriva ormai non più sostenibile. "Un altro medico aggredito, un altro professionista che, invece di curare, si è dovuto difendere", dichiara il segretario nazionale Pierino Di Silverio. "Ogni settimana riceviamo segnalazioni di colleghi minacciati, spintonati, insultati, colpiti. Medici e infermieri sono chiamati a lavorare sotto assedio, in corsie e pronto soccorso trasformati in zone di pericolo. Questa non è più emergenza: è normalità criminale". Secondo il sindacato, all'origine del fenomeno vi sono anche criticità organizzative ormai croniche: carenza di personale, tempi di attesa elevati, pronto soccorso in costante sovraffollamento e un progressivo deterioramento del rapporto di fiducia tra cittadini e Servizio sanitario nazionale. Per questo Anaao torna a chiedere misure già più volte sollecitate: telecamere di sorveglianza attive 24 ore su 24, presenza stabile delle forze dell'ordine nei pronto soccorso e procedure giudiziarie più rapide nei confronti degli aggressori. "Le leggi ci sono, ciò che manca è la loro applicazione concreta, ospedale per ospedale e turno per turno", sottolinea Di Silverio, annunciando che "ci aspetta un autunno di protesta" se non arriveranno risposte dalle istituzioni. "Non chiediamo privilegi, chiediamo soltanto di poter lavorare in sicurezza".
Sulla stessa linea anche Ugl Salute, che definisce l'aggressione "un fatto gravissimo che non può essere archiviato come un episodio isolato". Il sindacato ribadisce la necessità di rafforzare vigilanza, controllo degli accessi, protocolli di prevenzione e presìdi di sicurezza, ricordando che "medici, infermieri e tutti i professionisti della salute non possono essere costretti ad affrontare anche il rischio di violenze fisiche o verbali mentre svolgono il proprio lavoro". Per l'organizzazione sindacale, la tutela degli operatori sanitari deve diventare una priorità attraverso investimenti, formazione e un'organizzazione più efficace della sicurezza nelle strutture sanitarie. "Difendere chi cura significa difendere anche il diritto dei cittadini a ricevere assistenza in ambienti sicuri ed efficienti", conclude la nota.