Il 56% degli italiani considera i piccoli malesseri continuativi parte della routine quotidiana, mentre l'indice di salute percepita continua a scendere. Su questo terreno si inserisce un dato che merita attenzione nella pratica ambulatoriale: l'intelligenza artificiale è consultata dall'8% degli intervistati (15% nella Gen Z) per la gestione dei sintomi, insieme a Internet (10%). Il ricorso al medico di famiglia resta stabile al 32%, ma l'urgenza di risoluzione rapida si traduce in un aumento significativo del ricorso a farmaci da banco (+8%).
Sul fronte dell'informazione sanitaria generale, l'81% degli italiani si dichiara ben informato e i professionisti sanitari mantengono un ruolo di riferimento (77%, con il farmacista in crescita del +8% sul 2024), ma Internet resta la fonte prioritaria per il 56% dei casi, e il 12% degli italiani (17% nella Gen Z) consulta chatbot basati su IA per orientarsi su salute e farmaci.
Sono questi alcuni dati rilevati dalla terza edizione dell'indagine SWG-Cittadinanzattiva, presentata al Ministero della Salute nell'ambito dell'evento conclusivo della campagna IoEquivalgo. La ricerca, condotta da SWG su un campione di 2.500 cittadini maggiorenni tra aprile e maggio, è stata presentata da Riccardo Grassi (Head of Research SWG) nell'ambito dell'iniziativa promossa da Cittadinanzattiva con il contributo non condizionato di Egualia e la collaborazione di Federfarma e FOFI.
L'indagine segnala alcuni pattern comportamentali rilevanti per la sicurezza terapeutica. La convinzione che i farmaci debbano essere usati con cautela è in calo (45%), e un quarto degli intervistati li considera semplicemente uno strumento per stare meglio, senza percezione del rischio farmacologico. Il 38%, soprattutto Gen Z e Millennials, tende a fare scorta dei farmaci più utilizzati; tra questi stessi gruppi, il 41% ammette di assumere farmaci scaduti, mentre il 29% del campione totale smaltisce i medicinali nell'indifferenziata, con implicazioni di farmacovigilanza e sicurezza ambientale.
La conoscenza dei farmaci equivalenti arretra del 5% in cinque anni, con una distribuzione fortemente asimmetrica per età: solo il 50% della Gen Z dichiara di conoscerli bene, contro il 70% della media generale e il 79% dei boomer. Si registra inoltre un aumento di preferenza per il farmaco di marca (+3%), motivato sia da abitudine sia da una crescita della sfiducia negli equivalenti trasversale a tutte le categorie terapeutiche analizzate.
Le inclinazioni prescrittive dei medici risultano sostanzialmente stabili rispetto al 2024: nel 30% dei casi viene indicato solo il principio attivo, lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand (-1%); il 22% indica solo il farmaco di marca; il 36% indica sia principio attivo sia farmaco di marca.
Secondo il Report, nel 2025 i cittadini italiani hanno versato un surplus pagato per ritirare il farmaco di marca rispetto all'equivalente pari a oltre un miliardo di euro, con onere maggiore a carico dei residenti in Lazio e Molise. Il ricorso agli equivalenti resta più diffuso al Nord (41,4% a unità, 34,6% a valore) rispetto al Centro (30,1% e 27%) e al Sud (24,8% e 22,5%), su una media nazionale del 33,3% a confezioni e 29,1% a valore. Le incidenze più elevate si registrano in provincia di Trento (45,9%), Lombardia (43,5%) e Piemonte (42,1%); le più basse in Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%) e Campania (21,7%), un divario che si traduce in un onere economico più pesante per le fasce di popolazione a basso reddito nelle regioni del Centro-Sud.
Tra le proposte emerse dall'indagine, due riguardano direttamente la formazione e la pratica dei medici. La prima prevede l'integrazione di piani formativi dedicati al valore clinico ed economico dei farmaci equivalenti all'interno dei corsi di laurea in Medicina, Farmacia e Infermieristica, con sviluppo di competenze comunicative specifiche. La seconda riguarda la gestione della prescrizione: rendere sistematico il monitoraggio dell'intero percorso del farmaco dalla prescrizione alla dispensazione, valutando l'impiego della clausola di "non sostituibilità" e promuovendo una responsabilità condivisa tra l'indicazione terapeutica del medico e la proposta attiva dell'equivalente da parte del farmacista.
Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva, descrive l'attività di formazione realizzata nell'ambito della campagna: "In questa edizione abbiamo lavorato per realizzare un percorso di formazione a distanza sulla comunicazione efficace, al quale hanno partecipato più di 2700 farmacisti, con la finalità di fornire ulteriori strumenti per ridurre i bias e accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti degli equivalenti. Un percorso che è stato accolto molto positivamente dai professionisti che, nel 96%, ritiene molto importante una formazione in tal senso."