La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) propone di definire entro il 30 giugno il ruolo dei medici di famiglia nelle Case della Comunità attraverso l'Accordo collettivo nazionale (ACN), escludendo il ricorso a interventi normativi unilaterali. La posizione è espressa dalla Federazione in una nota, dopo l'assemblea dei Consigli provinciali che ha riunito a Roma circa mille delegati.
Secondo la Fimmg, la piena operatività delle Case della Comunità può essere raggiunta attraverso il rinnovo della convenzione e non mediante un decreto. "La valorizzazione del medico di famiglia non si costruisce per imposizione normativa, ma dentro lo strumento che la Costituzione e la legge assegnano alla regolazione del rapporto tra Stato, Regioni e professione, ossia l'Accordo Collettivo Nazionale", afferma la Federazione.
Nel documento, il sindacato sottolinea che la scadenza del 30 giugno prevista dal Pnrr rappresenta una responsabilità condivisa tra Governo, Regioni e professione e dichiara la disponibilità a contribuire al raggiungimento dell'obiettivo. La proposta consiste nella convocazione immediata del tavolo ACN con un'agenda dedicata alle Case della Comunità e un calendario che consenta di arrivare alla firma di un accordo entro la fine del mese.
La Federazione propone inoltre di definire nell'ambito dell'ACN le modalità con cui la medicina generale potrà garantire presenza, prestazioni e presa in carico dei pazienti all'interno delle nuove strutture territoriali, mantenendo autonomia e responsabilità professionale del medico di famiglia.
La presa di posizione arriva a pochi giorni dall'assemblea nazionale della Fimmg e segue le dichiarazioni del vicesegretario nazionale Fiorenzo Corti, che aveva invitato la categoria a formulare proposte operative sul tema delle Case della Comunità.
"Dobbiamo prenderlo sul serio. Se non riusciamo a dare una risposta operativa ed efficace sul popolamento di queste strutture avremo perso una partita fondamentale. Il cerino, ormai, ce l'abbiamo in mano noi", aveva affermato Corti, sottolineando la necessità di "trovare soluzioni" e di superare l'attuale fase di stallo attraverso un atto di indirizzo che apra la strada alla convenzione 2025-2027 e alla realizzazione dell'H16 nei diversi contesti regionali.
Secondo il vicesegretario della Federazione, il confronto dovrà riguardare anche il futuro assetto della medicina territoriale, il ruolo degli studi medici come erogatori di assistenza primaria e il collegamento con le Case della Comunità, oltre alle attività di prevenzione, presa in carico dei pazienti cronici e fragili e assistenza domiciliare.