La Federazione dei Medici Territoriali della Lombardia (FMT-Lombardia) conferma la disponibilità dei medici di medicina generale a garantire la presenza nelle Case della Comunità, così come previsto dagli Accordi regionali 2025, ma ribadisce il no alla dipendenza dei medici di famiglia prevista nella bozza di decreto sulla riforma dell’assistenza territoriale.
“In Lombardia rimane la disponibilità a garantire la presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità, così come già previsto negli Accordi Regionali del 2025, per consentire l’assistenza ai cittadini rimasti senza medico curante e la continuità delle cure anche a tutta la popolazione affetta da patologie croniche”, afferma il segretario regionale di FMT-Lombardia Francesco Falsetti.
Secondo il sindacato, tale garanzia potrebbe essere definita anche a livello nazionale “con apposita decretazione, ma con soluzioni condivise”. FMT-Lombardia contesta invece “i contenuti imperativi della bozza di decreto legge, elaborato su spinta di alcune Regioni, tra cui la Lombardia”, che prevederebbero “un incomprensibile quanto inutile passaggio alla dipendenza di una parte dei MMG modificando l’organizzazione della Medicina Generale territoriale”.
“A nostro parere - continua Falsetti - questa richiesta non trova giustificazione nella carenza dei MMG, ma dal fatto di dover rispettare, nei tempi richiesti, quanto previsto dal PNRR, pena la perdita di risorse europee”.
Secondo FMT-Lombardia, alcune Regioni potrebbero utilizzare il passaggio alla dipendenza “in maniera ampia e distorta”, compromettendo “il diritto di libera scelta del medico curante da parte di migliaia di cittadini come previsto dalle leggi istitutive del Ssn”.
“Senza il proprio medico curante - spiega Falsetti - i cittadini perdono la continuità di assistenza che resterebbe invece coperta in maniera discontinua da personale medico dipendente turnista non scelto/revocabile, obbligato ad imporre la programmazione regionale”.
Nel comunicato il sindacato sostiene inoltre che “l’assistenza primaria affidata ai medici dipendenti, non fiduciari, consentirebbe una ulteriore regionalizzazione della sanità, accentuando le già gravi differenze tra Regioni, a scapito dell’uniformità assistenziale del Ssn”.
FMT-Lombardia richiama anche alcune criticità del sistema sanitario lombardo, citando “una accentuata privatizzazione, una pesante burocratizzazione, una applicazione di un proprio inefficiente sistema informatico, con lunghe liste di attesa”.
Il sindacato chiede infine al Governo di modificare la bozza di decreto legge “onde evitare di togliere ad una larga parte della popolazione il libero rapporto medico/paziente” e di coinvolgere cittadini e associazioni dei malati “per il sostegno prioritario di una sanità pubblica libera ed uguale su tutto il territorio nazionale”.