Una paziente subisce un intervento di artroprotesi d'anca con esiti che ne compromettono la funzionalità motoria. La controversia ruota attorno alla determinazione dell'invalidità permanente: occorre distinguere tra la menomazione effettivamente residuata e quella che sarebbe comunque derivata da un intervento eseguito a regola d'arte. Si discute circa il potere del giudice di discostarsi dalle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio e, soprattutto, sulla corretta metodologia di calcolo del "danno differenziale". Il dibattito giuridico si focalizza sulla natura della liquidazione equitativa e sulla necessità di una rigida scomposizione dei valori monetari per garantire l'integralità del risarcimento, evitando che l'applicazione di percentuali forfettarie possa alterare l'esito del ristoro economico dovuto al danneggiato. (avv. Ennio Grassini- www.dirittosanitario.net)