Attualità
Epatite C
02/04/2026

Epatite C, Italia verso eliminazione entro il 2030. Oltre 3 milioni di screening in 5 anni

Oltre 3 milioni di screening in cinque anni. Iss: rafforzare le strategie e integrare la prevenzione delle malattie epatiche

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L’Italia consolida il proprio ruolo di leader europeo nella lotta all’epatite C, con risultati che avvicinano l’obiettivo di eliminazione entro il 2030. È quanto emerge dal convegno promosso dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Ministero della Salute italiano, dedicato alle alleanze contro le epatiti virali e le malattie del fegato. Negli ultimi cinque anni sono state sottoposte a screening per l’HCV oltre 3,1 milioni di persone e sono state identificate più di 19mila infezioni attive. Un dato rilevante riguarda anche le circa 4mila diagnosi avviate al trattamento in soggetti senza fattori di rischio noti, segnale di quanto il sommerso resti ancora significativo. Secondo i dati presentati da Loreta Kondili, responsabile del monitoraggio nazionale dello screening HCV, “oltre 3,1 milioni di persone sono state testate e più di 19.000 infezioni attive identificate negli ultimi cinque anni”, mentre “circa 4mila diagnosi sono state avviate al trattamento in persone senza fattori di rischio noti”. Numeri che fotografano un percorso già avanzato: “L’Italia ha già dimostrato una leadership a livello europeo, con oltre 280.000 pazienti trattati, il numero più elevato in Europa, confermando l’efficacia delle strategie adottate e la necessità di proseguire con determinazione verso l’eliminazione dell’HCV entro il 2030”.

Tra le leve principali, la strategia di micro-eliminazione attraverso lo screening intraospedaliero, che prevede l’integrazione del test HCV negli esami del sangue già programmati nei percorsi clinici. Una modalità considerata semplice, sostenibile ed efficace, capace di intercettare infezioni non diagnosticate e garantire un rapido accesso alle cure, riducendo il rischio di complicanze gravi come cirrosi e tumore del fegato. Dal confronto tra istituzioni e comunità scientifica è emersa una forte convergenza sull’importanza di proseguire lungo questa direttrice. Il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, ha ribadito “il ruolo centrale dell’Istituto nel garantire continuità e sviluppo delle strategie basate su evidenze”.
Sulla stessa linea Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della programmazione del Ministero della Salute: “L’epatite C è diventata in Italia un modello virtuoso di intervento di sanità pubblica. Lo stesso approccio sarà adottato per affrontare la nuova sfida rappresentata dalle malattie metaboliche del fegato”. Il tema della prevenzione è stato al centro anche degli interventi parlamentari.
Elena Murelli ha sottolineato “l’impegno della politica insieme all’Istituto Superiore di Sanità, alle società scientifiche e alle associazioni dei pazienti nel trovare strategie per ampliare lo screening a tutta la popolazione”, mentre Beatrice Lorenzin ha ribadito “la centralità della prevenzione per la sostenibilità del sistema sanitario”.
Ylenia Lucaselli ha invece richiamato “l’importanza di politiche guidate dai dati e il ruolo strategico della comunicazione”.

Un punto chiave riguarda il rischio di infezione ancora presente anche in persone senza fattori evidenti, spesso legato a esposizioni avvenute in passato, come procedure odontoiatriche, trattamenti invasivi o tatuaggi eseguiti senza adeguate condizioni di sterilità. Accanto all’HCV cresce l’attenzione verso la malattia epatica dismetabolica (MASLD) e la sua forma più avanzata, MASH, in aumento parallelo a obesità e diabete. Con una prevalenza globale stimata oltre il 30%, queste patologie rappresentano una nuova sfida per i sistemi sanitari, per il loro impatto su cirrosi e tumori epatici. In questo contesto si inserisce l’iniziativa delle “MASH Cities”, promossa dal Global Think-tank on Steatotic Liver Disease, che punta a coinvolgere le comunità locali nella prevenzione. La prima città al mondo a ottenere questo riconoscimento è Bergamo.
La sindaca Elena Carnevali ha, infine, sottolineato “il ruolo delle comunità locali nella prevenzione”, illustrando le azioni che saranno messe in campo a livello territoriale. Sul fronte della ricerca e della presa in carico, l’Iss ha avviato il progetto ITA-MASLD, una rete nazionale che coinvolge oltre 100 centri multidisciplinari per definire il profilo clinico dei pazienti in Italia e migliorare i percorsi assistenziali.

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