Lo stress termico negli ospedali non è più soltanto un problema legato alle condizioni di lavoro, ma rappresenta un rischio concreto anche per la sicurezza delle cure. A lanciare l'allarme è il Nursing Up, che in un report diffuso oggi chiede al Ministero della Salute, alle Regioni e all'Inail l'attivazione di un monitoraggio nazionale dedicato e l'adozione di interventi strutturali nelle aziende sanitarie per fronteggiare gli effetti delle ondate di calore sui professionisti sanitari. Secondo il sindacato, le elevate temperature all'interno delle strutture ospedaliere, unite ai carichi assistenziali sempre più gravosi, espongono infermieri e operatori a condizioni che possono compromettere non solo la loro salute, ma anche la qualità e la sicurezza dell'assistenza ai pazienti.
A sostegno della richiesta, il Nursing Up richiama i dati del progetto Worklimate di Inail e Cnr, pubblicato nel 2025, secondo cui alle alte temperature sono associati circa 4.000 infortuni sul lavoro ogni anno, pari a oltre l'1% del totale. Un ulteriore studio epidemiologico nazionale, condotto su oltre 2,2 milioni di infortuni, evidenzia inoltre una correlazione significativa tra temperature estreme e aumento del rischio di incidente. Il sindacato ricorda anche alcuni episodi verificatisi nelle ultime settimane in diversi ospedali italiani. Tra questi, il guasto all'impianto di climatizzazione dell'ospedale Businco di Cagliari, che ha richiesto l'intervento di Nas e Spresal, le temperature vicine ai 31 gradi registrate nei reparti del San Paolo di Milano, le criticità segnalate alle Molinette e al Maria Vittoria di Torino e i problemi agli impianti di climatizzazione del San Camillo di Trento, dove alcuni operatori hanno acquistato autonomamente ventilatori per affrontare i turni. Per il Nursing Up, durante le ondate di calore infermieri e professionisti sanitari sono esposti a una doppia criticità: da un lato lavorano per molte ore in ambienti che possono raggiungere o superare i 30 gradi, dall'altro devono gestire un aumento della complessità assistenziale e dei carichi di lavoro. Turni prolungati, movimentazione dei pazienti, utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e alte temperature favoriscono disidratazione, cefalea, vertigini, difficoltà respiratorie, affaticamento e perdita di concentrazione, con possibili ripercussioni anche sulle attività cliniche.
A confermare il quadro, il sindacato cita diverse evidenze scientifiche internazionali. Una scoping review pubblicata nel 2025 sulla rivista Public Health Nursing, che ha analizzato 15 studi, ha rilevato effetti negativi dello stress termico in 13 casi, soprattutto durante l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Tra le ricerche esaminate, un'indagine su 428 professionisti sanitari ha evidenziato che il 96,5% considera estenuante lavorare con i DPI nelle giornate più calde, il 93% lamenta difficoltà respiratorie e l'86% segnala una riduzione della capacità di concentrazione. Analoghe conclusioni emergono anche da studi pubblicati sul Journal of Hospital Infection e su Annals of Work Exposures and Health, che collegano il caldo e l'utilizzo degli indumenti protettivi a un peggioramento delle prestazioni fisiche e cognitive degli operatori. "Quando a essere esposto è chi somministra farmaci, assiste pazienti critici e prende decisioni cliniche, il problema non riguarda soltanto il lavoratore, ma l'intera organizzazione sanitaria", afferma il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma.
"Oggi non esiste una banca dati nazionale pubblica che indichi quanti infermieri, medici e operatori sociosanitari abbiano subito malori o infortuni direttamente attribuibili allo stress termico. Chiediamo quindi al Ministero della Salute, alle Regioni e all'Inail di attivare un monitoraggio nazionale specifico e di promuovere piani strutturali nelle aziende sanitarie per prevenire il rischio caldo, monitorare le condizioni microclimatiche degli ambienti di lavoro e tutelare contemporaneamente professionisti sanitari e pazienti. Lo stress termico non è più soltanto un problema di benessere lavorativo: è una questione di sicurezza delle cure che richiede una strategia nazionale permanente di prevenzione", conclude De Palma.