L'inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute degli italiani. A dirlo sono i dati aggiornati al primo semestre del 2026 del progetto nazionale "Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane", promosso da ISDE Italia - Associazione Medici per l'Ambiente insieme all'Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign. Il monitoraggio, basato sui dati ufficiali delle reti regionali ARPA e APPA, conferma un quadro ancora critico: polveri sottili, biossido di azoto e ozono raggiungono in molte città concentrazioni incompatibili con un'adeguata tutela della salute. L'analisi prende in esame 27 città italiane e confronta i livelli degli inquinanti con la normativa attualmente in vigore, con i nuovi limiti fissati dalla Direttiva europea 2024/2881 - che entreranno in vigore nel 2030 - e con i valori raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), decisamente più stringenti.
Per quanto riguarda il PM10, già alla fine di giugno alcune centraline di Milano, Verona, Vicenza e Modena avevano raggiunto o superato il limite annuale di 35 giorni con concentrazioni superiori a 50 microgrammi per metro cubo previsto dalla normativa vigente. Situazioni critiche anche a Torino, Venezia, Padova, Parma, Brescia, Bergamo e Bologna. Considerando i futuri limiti europei, più restrittivi, risultavano già oltre soglia 13 delle 27 città monitorate. Ancora più preoccupante la situazione del PM2,5, il particolato fine che riesce a penetrare in profondità nell'apparato respiratorio e a raggiungere il sistema cardiovascolare. Secondo il report, nessuna delle città monitorate rispetta pienamente i valori indicati dall'Oms. A Padova, Milano e Torino si registrano già decine di superamenti del limite giornaliero previsto dalla futura normativa europea, mentre rispetto alla soglia raccomandata dall'Oms alcune stazioni hanno superato i cento giorni oltre il valore di riferimento nei soli primi sei mesi dell'anno. Anche il biossido di azoto continua a rappresentare una criticità, soprattutto nelle aree urbane caratterizzate da intenso traffico veicolare e nelle città portuali. Palermo, Genova e Napoli fanno registrare il maggior numero di giornate oltre il futuro limite europeo, ma livelli elevati si osservano anche a Torino, Catania, Milano, Firenze e Trento. Con l'arrivo dell'estate cresce inoltre l'attenzione sull'ozono troposferico, inquinante la cui formazione è favorita dalle alte temperature. A fine giugno diverse città avevano già superato il numero massimo di giornate che sarà consentito dalla normativa europea dal 2030, tra cui Torino, Bergamo, Modena e Vicenza. Secondo ISDE, i dati del 2026 confermano quanto già emerso nel rapporto relativo al 2025. Sebbene in alcune realtà si osservino lievi miglioramenti rispetto allo scorso anno, il quadro complessivo resta lontano dagli obiettivi di tutela della salute. In particolare, Torino, Milano e numerosi centri della Pianura Padana continuano a rappresentare le aree più critiche.
L'associazione ribadisce che l'inquinamento atmosferico non è soltanto un problema ambientale, ma una vera emergenza sanitaria. La letteratura scientifica, ricorda ISDE, associa l'esposizione cronica agli inquinanti a un aumento della mortalità prematura e dell'incidenza di malattie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche, metaboliche e neurologiche, oltre a effetti sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo cerebrale dei bambini. Le stime elaborate nell'ambito del progetto indicano che, considerando i livelli di PM2,5 registrati nel 2025 nelle 27 città monitorate, sono attribuibili all'inquinamento 6.731 decessi per malattie correlate all'esposizione al particolato fine, pari a circa l'8% della mortalità per cause non traumatiche nella popolazione adulta. L'impatto maggiore è stato stimato a Milano, dove il PM2,5 sarebbe responsabile del 14% dei decessi, seguita da Torino e Padova (12%), Vicenza e Brescia (11%). Anche nelle città con una percentuale inferiore, come Roma, il numero assoluto di morti premature supera il migliaio di casi. Per ISDE non è più possibile attendere l'entrata in vigore dei nuovi limiti europei prevista per il 2030. "Non è più sufficiente intervenire soltanto durante le fasi emergenziali o affidarsi a misure temporanee. Sono necessarie politiche strutturali, coordinate e verificabili, capaci di ridurre stabilmente le emissioni alla fonte e l'esposizione della popolazione", sottolinea l'associazione.