Dopo i risultati ottenuti nel primo trial del 2015, la terapia genica per la beta-talassemia compie un nuovo passo avanti. L'approccio, sviluppato ormai dieci anni fa dall'Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), ha ridotto il fabbisogno trasfusionale in diversi pazienti. Ora l’obiettivo è migliorarne l'efficacia ottimizzando il processo di preparazione delle cellule staminali corrette geneticamente.
Il progetto si inserisce nell’ambito dell’RNA & Gene Therapy National Research Center del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
In Italia circa 7.000 persone sono affette da beta-talassemia, una malattia genetica ereditaria del sangue dovuta a un’alterazione del gene codificante per la beta-globina, una delle componenti dell'emoglobina. Sono note oltre 300 varianti responsabili di una ridotta o assente produzione della catena beta della proteina. Nelle forme più gravi, come la beta-talassemia major (anemia mediterranea o morbo di Cooley), l'organismo non riesce a produrne quantità sufficienti e i pazienti devono ricorrere a trasfusioni periodiche per tutta la vita.
A questo si aggiunge il rischio di complicanze dovute al sovraccarico di ferro.
Ad oggi il trapianto di cellule staminali emopoietiche da donatore compatibile rappresenta l'unica terapia consolidata con intento curativo.
Dal 2025 è inoltre disponibile in Italia Casgevy (exagamglogene autotemcel), il primo trattamento in Europa basato sulla tecnologia CRISPR-Cas9, rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. In pratica, le cellule vengono prelevate, modificate in laboratorio (ex vivo) tramite un vettore lentivirale contenente una copia “corretta” del gene e poi reinfuse.
Entrambi gli approcci, però, restano accessibili solo a una parte dei pazienti in base a specifici criteri clinici, genetici e organizzativi.
Il nuovo protocollo rappresenta l’evoluzione del trial di fase 1/2 avviato nel 2015, che ha testato per la prima volta la terapia genica per la beta talassemia in pazienti pediatrici. Il trattamento ha ridotto in modo significativo il fabbisogno trasfusionale. In alcuni casi è stata rilevata anche un’indipendenza duratura dalle trasfusioni. Tuttavia, il beneficio dipendeva dalla capacità delle cellule di attecchire nel midollo.
“Ridurre il tempo in coltura delle cellule staminali ematopoietiche ci permette di preservarne meglio le proprietà essenziali per attecchimento e ricostituzione dell’ematopoiesi (il processo di formazione e maturazione delle cellule del sangue) dopo trapianto, mentre l’introduzione di specifici potenziatori della trasduzione aumenta l’efficienza del trasferimento del gene terapeutico” ha spiegato Giuliana Ferrari, responsabile dell’Unità di Trasferimento Genico in Cellule Staminali di SR-Tiget e ordinaria di Biologia molecolare all’Università Vita-Salute San Raffaele.
Lo studio coinvolgerà nove pazienti di età compresa tra 3 e 35 anni e si svolgerà tra l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
“L'obiettivo è aumentare il numero di cellule che contribuiscono alla produzione di emoglobina e migliorare così le probabilità di raggiungere l'indipendenza dalle trasfusioni, mantenendo il favorevole profilo di sicurezza osservato finora”, ha dichiarato Alessandro Aiuti, vicedirettore di SR-Tiget e principal investigator dello studio.
L'endpoint primario è il raggiungimento dell'indipendenza trasfusionale, definita come l'assenza di necessità di trasfusioni per almeno 12 mesi consecutivi dopo l'infusione della terapia.
Inoltre, saranno valutati:
• il profilo di sicurezza del trattamento;
• il grado di attecchimento delle cellule geneticamente corrette;
• la produzione di emoglobina funzionale;
• la riduzione del sovraccarico di ferro;
• la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.
I partecipanti saranno seguiti per due anni dopo il trattamento e dopodiché entreranno in un programma di follow-up a lungo termine (fino a 15 anni).
"È importante continuare a sviluppare nuove opzioni per i pazienti con talassemia trasfusione-dipendente che oggi potrebbero non avere accesso ad approcci potenzialmente curativi. Inoltre, sviluppare e produrre queste terapie in ambito accademico favorisce sostenibilità e accessibilità delle cure avanzate" ha concluso Franco Locatelli, direttore dell'Area Clinica di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Alessandra Romano
Fonti:
https://www.hsr.it/news/2026/luglio/osr-terapia-genica-beta-talassemia-trasfusione-dipendente