A sei anni dall’inizio della pandemia, il sistema sanitario italiano non ha completato la transizione da gestione emergenziale a modello strutturato. Nella Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19, società scientifiche e rappresentanze professionali richiamano la necessità di interventi su sorveglianza, organizzazione e personale.
Da un lato, AMCLI – Associazione microbiologi clinici italiani sottolinea il ruolo della microbiologia clinica come componente strutturale del Servizio sanitario nazionale. Secondo quanto indicato, la pandemia ha evidenziato la necessità di consolidare e rendere omogenee le reti di microbiologia sul territorio, rafforzando la capacità di intercettare tempestivamente i patogeni, analizzarne le caratteristiche e condividere i dati tra laboratori, clinici e istituzioni.
Il quadro epidemiologico attuale, caratterizzato dalla co-circolazione di diversi patogeni respiratori e da una maggiore complessità, richiede strumenti diagnostici avanzati e una maggiore integrazione tra i diversi livelli del sistema sanitario. In questo contesto, il ruolo dei microbiologi clinici si estende oltre la produzione del dato diagnostico, contribuendo ai processi decisionali e alle strategie di sanità pubblica.
Sul versante organizzativo, il Nursind evidenzia invece il permanere di assetti riconducibili alla fase emergenziale. Secondo il sindacato, alcune misure prorogate, come l’esercizio temporaneo della professione sanitaria con titoli esteri in deroga al riconoscimento e l’impiego di medici specializzandi senza concorso, indicano una gestione ancora legata al contesto pandemico.
Tra le criticità segnalate figurano anche il mancato completamento del piano pandemico, i ritardi nel potenziamento delle terapie intensive e le difficoltà nello sviluppo della sanità territoriale. In particolare, viene richiamata la carenza di personale infermieristico, con migliaia di unità ancora mancanti rispetto agli obiettivi previsti per le Case della comunità.
Nel complesso, le due posizioni convergono nel richiamare la necessità di trasformare l’esperienza della pandemia in un assetto stabile del sistema sanitario, attraverso investimenti, integrazione tra professioni e rafforzamento delle infrastrutture di sorveglianza e assistenza.