Per stabilire l’effettiva incapacità alla guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti è necessario utilizzare protocolli tecnico-scientifici basati su valori soglia oggettivi. È la posizione della Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica – medicina di laboratorio (SIBioC) in relazione alla sentenza n.10/2026 della Corte costituzionale, intervenuta sull’articolo 187 del Codice della strada.
La Consulta, riferendosi alla modifica introdotta con la legge n.177 del 25 novembre 2024 che ha eliminato il requisito dello “stato di alterazione psicofisica”, ha precisato che la rilevanza penale deve essere limitata ai casi in cui la guida avvenga entro un intervallo temporale tale da far presumere che la sostanza sia ancora in grado di produrre un effetto di alterazione delle capacità psicofisiche. In questi casi, secondo la Corte, sarà necessario accertare la presenza nei liquidi biologici del conducente di quantitativi di sostanze che, per qualità e concentrazione, risultino idonei a determinare una compromissione delle capacità di controllo del veicolo sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili.
«Con l’innovazione della legge avvenuta nel 2024 è stata di fatto modificata la punibilità dell’articolo 187 del Codice della strada, che oggi non richiede più una dimostrazione dello stato di alterazione del conducente sottoposto a fermo, ma solo la presenza di sostanze nell’organismo», osserva Manuela Pellegrini, coordinatrice del Gruppo di studio Tossicologia clinica, forense e doping della SIBioC. «La Corte costituzionale si è recentemente espressa affermando che la rilevanza penale debba essere limitata ai casi in cui la persona risulti alla guida ancora sotto effetto di sostanze».
Per questo motivo la società scientifica suggerisce l’adozione di uno strumento tecnico-scientifico specificamente sviluppato per la valutazione dell’idoneità alla guida, basato su valori soglia oggettivi per la determinazione della disabilità funzionale. Il documento, elaborato da un panel di esperti del settore, propone una tabella di cut-off fondata su studi internazionali che correlano la concentrazione di sostanze nel sangue con la compromissione delle capacità di guida.
Secondo Sabrina Buoro, presidente SIBioC, disporre di criteri oggettivi e misurabili è fondamentale per l’interpretazione e l’applicazione della norma. «Le conclusioni riportate nel documento possono rappresentare un utile riferimento scientifico per la valutazione dell’effettiva incapacità alla guida nei soggetti che abbiano assunto sostanze stupefacenti».
Un primo protocollo tecnico era stato elaborato nel 2017 nell’ambito di un tavolo tecnico istituito su indicazione del Ministero della Salute con la partecipazione di esperti dell’Istituto superiore di sanità, del ministero stesso, della Commissione salute e delle principali società scientifiche italiane. L’obiettivo, secondo gli autori del documento, è definire soglie scientificamente fondate analoghe a quelle utilizzate per l’alcol, al fine di evitare interpretazioni difformi e garantire uniformità procedurale nelle valutazioni tossicologiche e forensi.