Alcuni medici ospedalieri sono accusati di aver effettuato visite specialistiche "parallele" all'interno di una struttura pubblica, eludendo i sistemi di prenotazione e il pagamento delle tariffe aziendali. La vicenda solleva interrogativi sulla qualificazione giuridica dell'uso di beni strumentali, come ecografi e materiali di consumo, e sulla gestione del tempo lavorativo. È sufficiente l'uso temporaneo di un macchinario per integrare un reato grave? E quando la cura del paziente, pur irregolare, mantiene un rilievo di interesse pubblico? Il dibattito si sposta sulla reale offensività della condotta e sulla necessità di individuare specifici raggiri per la sussistenza della truffa. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)