L’Organizzazione mondiale della sanità segnala oltre ventimila casi sospetti di difterite e un tasso di letalità del sei per cento in otto Paesi della Regione africana. Il dato emerge dall’aggiornamento pubblicato nel Disease Outbreak News del ventidue novembre. Le specialità coinvolte riguardano malattie infettive, epidemiologia, pediatria, medicina interna, cardiologia, nefrologia e neurologia.
Tra uno gennaio e due novembre duemilaventicinque sono stati riportati ventimilaquattrocentododici casi sospetti e milleduecentocinquantadue decessi in Algeria, Ciad, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Sudafrica. Molti di questi Paesi registrano focolai in corso dal duemilaventitré. I casi riguardano soprattutto bambini e giovani adulti, con una lieve prevalenza femminile.
La conferma diagnostica è limitata dalla carenza di materiali e dalla disponibilità ridotta dei test di laboratorio. L’OMS indica anche la scarsità globale di antitossina difterica come elemento critico per la gestione clinica. Le capacità di trattamento sono inoltre disomogenee nei diversi contesti coinvolti.
La difterite è una malattia batterica prevenibile da vaccino che può causare complicanze sistemiche. Tra queste l’OMS segnala miocardite, insufficienza renale e danni neurologici, con impatto diretto su cardiologia, nefrologia e neurologia. Le difficoltà di gestione derivano anche dalle condizioni sanitarie dei Paesi colpiti, caratterizzati da conflitti, fragilità strutturale, mobilità della popolazione e accesso limitato ai servizi essenziali.
L’OMS valuta il rischio per la Regione africana come alto. L’espansione geografica dei focolai, l’elevata letalità media, la scarsità di risorse per il controllo dell’epidemia e la debolezza dei sistemi di sorveglianza contribuiscono a questa valutazione. A livello globale, il rischio è indicato come basso grazie ai programmi vaccinali consolidati e a sistemi di monitoraggio più strutturati nei Paesi al di fuori dell’Africa.
L’aggiornamento riporta che l’OMS continua a supportare i Paesi coinvolti nelle attività di sorveglianza, risposta e gestione dei casi, con riferimento alla disponibilità di attrezzature diagnostiche e trattamenti essenziali.