Si allarga il fronte critico sulla riforma della medicina territoriale illustrata dal ministro della Salute Orazio Schillaci alle Regioni. Dopo le prime reazioni di Fimmg, Fnomceo, Snami e Cimo-Fesmed, arrivano nuovi interventi dalle strutture regionali della federazione dei medici di medicina generale, da Fimmg Formazione, Smi, Fmt, Fimp, Nursing Up e dall’Omceo Roma. Il punto comune è la richiesta di sospendere l’iter del provvedimento e aprire un confronto con le rappresentanze professionali.
Sul piano nazionale, la Fimmg ribadisce la contrarietà allo schema di decreto e chiede il ritiro della riforma, indicando come percorso alternativo l’Atto di indirizzo per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale 2025-2027. “La salute non si libera con i decreti imposti: si costruisce con la concertazione”, afferma il sindacato, secondo cui il riordino della medicina generale dovrebbe passare dagli strumenti contrattuali già previsti e non da un intervento normativo.
Alle critiche nazionali si aggiungono quelle dei territori. In Piemonte, Marche, Liguria, Sicilia, Toscana ed Emilia-Romagna, le strutture regionali Fimmg sostengono che siano già stati avviati accordi integrativi e modelli organizzativi utili a rendere operative le Case della Comunità senza modificare la natura convenzionata della medicina generale. Dal Piemonte arriva l’avvertimento su un possibile “rischio per il lavoro fatto per l’avvio delle Case della Comunità”, mentre dalla Toscana si parla di un “tradimento del lavoro fatto sui territori”.
In altre realtà, come Sardegna, Trentino, Umbria, Abruzzo e Alto Adige, l’accento viene posto soprattutto sul rischio di indebolire la capillarità dell’assistenza nei piccoli comuni, nelle aree interne e nei territori montani. Secondo queste sigle, un modello centrato sulle strutture potrebbe ridurre la prossimità delle cure e aggravare la carenza di medici di famiglia in zone già fragili.
Un capitolo a parte riguarda il ricambio generazionale. Fimmg Formazione contesta un impianto che, a suo giudizio, penalizzerebbe medici in formazione e giovani già diplomati, mentre lo Smi apre al doppio canale tra convenzione e dipendenza, ma chiede chiarimenti sul tema della specializzazione, dell’equipollenza dei titoli e sulla gradualità dell’eventuale nuovo sistema di remunerazione.
Interviene anche la Fimp, che rappresenta i pediatri di famiglia. Il presidente Antonio D’Avino esprime contrarietà a un modello che, secondo la federazione, aumenterebbe gli obblighi organizzativi e ridurrebbe gli spazi di autonomia professionale dei pediatri di libera scelta. “Il rafforzamento della sanità territoriale è un obiettivo condivisibile, ma non può essere perseguito attraverso modelli imposti dall’alto”, afferma.
Sul fronte delle professioni sanitarie, il sindacato Nursing Up richiama il ruolo degli infermieri nelle Case della Comunità e sostiene che il presidio continuativo delle strutture territoriali, previsto dal DM 77, non possa essere trascurato nella ridefinizione del modello organizzativo. “La continuità assistenziale nelle Case di Comunità è garantita H24 dagli infermieri”, osserva il presidente Antonio De Palma.
Per l’Omceo Roma, con il presidente Antonio Magi, una riforma senza confronto con i professionisti rischia di produrre nuove criticità: “Il rischio è quello di creare nuove liste d’attesa per accedere al medico di medicina generale, che oggi non esistono”, con maggiore pressione su ospedali e pronto soccorso.
Il dossier resta ora al confronto tra Governo e Regioni. Intanto, dalle organizzazioni professionali arriva la richiesta convergente di aprire un tavolo negoziale prima di procedere con il testo definitivo del provvedimento.