«La libera professione è un diritto, ma non può negare la prestazione pubblica». In un’intervista a La Stampa, il ministro della Salute Orazio Schillaci afferma che, quando l’attività a pagamento risulta significativamente più rapida di quella istituzionale, «è verosimile ipotizzare una sospensione temporanea dell’intramoenia». La criticità indicata riguarda situazioni in cui «l’attesa pubblica è di sei mesi e l’intramoenia di due settimane».
Schillaci ribadisce che «prima viene il pubblico, poi il privato convenzionato». Riguardo alla crescita del dieci per cento dell’intramoenia, il ministro segnala interventi mirati nei contesti in cui lo squilibrio incide sul diritto alle cure.
Sul ricorso al privato gratuito nei casi di mancato rispetto dei tempi, adottato dal Piemonte e da altre Regioni, Schillaci chiarisce che si tratta di «una risposta concreta» per i cittadini, ma non di una soluzione strutturale. Per il Piemonte cita l’attivazione di slot prefestivi, festivi e serali, con 199.334 prestazioni erogate.
Il ministro richiama poi il potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata e il ruolo delle Case della Comunità nella gestione dei percorsi territoriali. Sulle Rsa precisa che il rimborso totale da parte del Servizio sanitario riguarda esclusivamente i pazienti non autosufficienti più gravi.
Riguardo al personale infermieristico, Schillaci segnala una carenza significativa. La manovra prevede fondi per 6.000 assunzioni, insieme alla possibilità di ricorrere a reclutamento dall’estero tramite protocolli bilaterali.
Sul finanziamento del Ssn, il ministro indica 136,5 miliardi per il 2025, oltre dieci miliardi in più rispetto al 2022. Evidenzia inoltre che alcune Regioni non hanno ancora utilizzato i fondi destinati alle liste d’attesa.
Schillaci conclude richiamando «una seria organizzazione delle agende» e il coordinamento fra pubblico e privato per tutelare il diritto alla salute, con attenzione particolare ai cittadini più fragili.