La riforma della medicina territoriale torna al centro del confronto con due nuovi interventi. La Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) chiede di inserire il decreto annunciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci in una revisione più ampia del Servizio sanitario nazionale. Il Codacons lancia invece la campagna “Non toccate il medico di famiglia”, chiedendo che ogni cambiamento non indebolisca il rapporto diretto tra cittadini e medici di medicina generale.
Secondo la Simg, il provvedimento introduce “cambiamenti rilevanti nell’organizzazione dell’assistenza primaria”, con l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e la possibilità, su base volontaria, del passaggio al rapporto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale.
“Sarebbe stato preferibile collocare questo provvedimento all’interno di una riforma complessiva del Ssn, capace di integrare in modo coerente ospedale e territorio”, afferma Alessandro Rossi, presidente nazionale Simg. “Interventi non pienamente coordinati rischiano di essere poco efficaci o addirittura di generare contraddizioni rispetto al riordino complessivo del sistema”.
Sul piano organizzativo, la società scientifica richiama la differenza tra assistenza ospedaliera e cure primarie. “L’ospedale funziona con una governance verticale, basata sulla co-presenza di specialisti e sulla gestione immediata delle urgenze. Le cure primarie, invece, producono valore nel tempo, attraverso la continuità della relazione con il paziente”, dichiara Claudio Cricelli, presidente emerito Simg. “Applicare alle cure primarie modelli organizzativi pensati per l’ospedale non rappresenta una modernizzazione, ma un errore di impostazione”.
Per la Simg il punto centrale “non è solo dove lavoreranno i medici di famiglia, ma quale modello di assistenza vogliamo costruire”. La società scientifica indica inoltre alcuni nodi operativi: disponibilità di personale sanitario e amministrativo, interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico, telemedicina, formazione e strumenti diagnostici di primo livello.
Sul fronte dei cittadini, il Codacons annuncia una mobilitazione nazionale a tutela del ruolo dei medici di medicina generale. L’associazione sostiene che la medicina generale debba essere “rafforzata, non indebolita; valorizzata, non burocratizzata; resa più vicina ai cittadini, non allontanata dal rapporto diretto con il paziente”.
Secondo il Codacons, le Case di comunità possono rappresentare un’opportunità solo se “accessibili, funzionanti, dotate di medici, infermieri, tecnologie, servizi e collegamenti effettivi con il territorio”.
“Il medico di medicina generale è il primo volto della sanità per milioni di cittadini”, afferma Francesco Tanasi, segretario nazionale Codacons. “Nessuno è contrario a una sanità territoriale più moderna, ma modernizzare non significa burocratizzare, spersonalizzare o cancellare il rapporto di fiducia tra medico e paziente”.