Un consensus statement clinico pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology e guidato dal professor Vassilios Vassiliou per conto della European Society of Cardiology (ESC) mette in evidenza l’impatto profondo e persistente del Covid sulla salute cardiovascolare e come la vaccinazione regolare rimanga l’unico strumento fondamentale a ridurre i rischi associati al virus.
La pandemia di Covid ha avuto un impatto profondo e duraturo sulla salute, con complicazioni che emergono sia durante la malattia acuta sia nella fase di recupero. Ad oggi, infatti, circa 100 milioni di persone hanno a che fare con gli effetti cardiovascolari della cosiddetta sindrome Long-Covid, cioè quell’insieme di conseguenze a lungo termine che si possono avere a seguito dell’infezione da Sars-CoV-2 anche una volta che si è guariti. Circa il cinque per cento dei pazienti guariti dal Sar-CoV-2 presenta una forma cardiaca, con sintomi che includono angina pectoris, dispnea, aritmie, insufficienza cardiaca, affaticamento e vertigini. Il long Covid può inoltre causare disfunzione autonomica, ovvero un’alterazione del controllo nervoso su frequenza cardiaca, respirazione e temperatura corporea.
La mancanza di linee guida basate su prove scientifiche certe per ridurre queste sofferenze e prevenire ulteriori danni significa che molti pazienti non ricevono le cure necessarie, e alcuni si rivolgono a trattamenti non comprovati o non sicuri.
«Il Covid non colpisce solo i polmoni», spiega il professor Vassiliou della Norwich Medical School «Può danneggiare cuore e vasi sanguigni sia durante la fase acuta sia nei mesi successivi. Se si soffre già di malattie cardiache, il Covid aumenta il rischio di complicazioni immediate e tardive».
Il gruppo di esperti ha passato in rassegna la letteratura disponibile, includendo gli effetti dell’infezione acuta, del long Covid e della vaccinazione, per formulare raccomandazioni pratiche e condivise
Il documento, intitolato “Cardiovascular Disease Prevention and Management in COVID-19. A Clinical Consensus Statement”, ha fatto emergere due aspetti centrali: la prosecuzione dei programmi vaccinali, che riducono significativamente il rischio di complicanze cardiache, e l’implementazione di percorsi strutturati di riabilitazione con l’obiettivo di prevenire conseguenze a lungo termine e sostenere il recupero funzionale.
Nel dettaglio, il rapporto sottolinea l’importanza di continuare le vaccinazioni su scala globale anche con le dosi di richiamo: i soggetti pienamente vaccinati hanno infatti molte meno probabilità di sviluppare complicazioni cardiache o long Covid, anche in caso di contagio.
Si consigliano poi monitoraggio precoce e riabilitazione cardiaca specialistica. La riabilitazione cardiaca può, infatti, fare la differenza per recuperare e prevenire complicazioni. In particolare, il documento raccomanda programmi strutturati, compresa fisioterapia specializzata, per prevenire complicazioni a lungo termine e favorire il recupero dal long Covid.
Il documento richiama inoltre l’attenzione sul problema dell’accesso ai servizi riabilitativi, attualmente insufficienti a livello europeo per accogliere sia i pazienti cardiologici, con marcate disuguaglianze regionali. Per questo, gli autori invocano investimenti mirati e una riallocazione delle risorse, in modo da assicurare equità di accesso e qualità dell’assistenza.
È necessario che i sistemi sanitari non si limitino a gestire l’infezione acuta, ma si preparino ad affrontare l’onere del long Covid.
«Ancora oggi il long Covid compromette la qualità di vita cardiaca di molti pazienti», conclude Vassiliou. «Occorre garantire a tutti un accesso equo ai programmi di riabilitazione, sostenere la prevenzione primaria attraverso vaccini, stili di vita salutari e finanziare la ricerca sul long Covid e sulle conseguenze cardiovascolari. I sistemi sanitari devono quindi prepararsi a questo onere persistente».