Tra il 1° gennaio e il 17 agosto 2025 sono stati segnalati 409.222 casi di colera o diarrea acquosa acuta e 4.738 decessi in 31 Paesi, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Sei Paesi hanno riportato tassi di letalità superiori all’1%, evidenziando criticità nella gestione clinica e nei tempi di accesso alle cure.
Il colera sta riemergendo in Stati che da anni non registravano numeri significativi, come Ciad e Repubblica del Congo, mentre in altri — tra cui Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Sudan — le epidemie proseguono dal 2024 con un’espansione geografica rilevante. Conflitti, spostamenti di popolazioni, catastrofi naturali e cambiamenti climatici hanno aggravato la diffusione, soprattutto nelle aree rurali e colpite da inondazioni, dove l’accesso alle cure resta limitato.
Secondo l’OMS, la complessità transfrontaliera degli attuali focolai rende più difficile il contenimento. L’organizzazione indica che l’unica risposta sostenibile a lungo termine passa da acqua potabile sicura, servizi igienico-sanitari e igiene di base. Alla luce della scala e della gravità delle epidemie, il rischio di ulteriore diffusione all’interno e tra i Paesi è considerato molto alto.
Le raccomandazioni includono rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, miglioramento della gestione clinica, campagne di vaccinazione, interventi WASH (Water, Sanitation and Hygiene), pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni, oltre a una maggiore cooperazione transfrontaliera.
Il 26 agosto l’Africa CDC e l’OMS hanno presentato il Continental Cholera Emergency Preparedness and Response Plan for Africa 1.0, insieme a un team congiunto di gestione degli incidenti. L’iniziativa segue l’impegno dei Capi di Stato e di Governo africani, che hanno dichiarato il colera priorità continentale, con l’obiettivo di controllare ed eliminare le epidemie entro il 2030.