Il Covid-19 torna a far registrare una lieve risalita dei contagi registrata tra fine giugno e fine luglio. I dati diffusi dal monitoraggio settimanale del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano un incremento dei casi da 305 (settimana 19-25 giugno) a 513 (settimana 24-30 luglio), segnalando una tendenza in crescita che, seppur contenuta, conferma la continua circolazione del virus. A preoccupare meno sono però i dati relativi alla gravità dell’infezione. I decessi restano molto bassi, così come i ricoveri: l’occupazione ospedaliera è stabile e marginale, con un tasso dello 0,9% in area medica e dello 0,3% in terapia intensiva. Anche l’incidenza settimanale è bassa, con un solo caso ogni 100mila abitanti.
Parallelamente all’aumento dei casi, si è registrato un lieve incremento dell’indice di positività, passato dall’1,3% al 2,8%. Tuttavia, questo dato va letto alla luce del calo significativo del numero di tamponi effettuati: dai 23.766 test della settimana 19-25 giugno si è passati a 18.002 nella settimana 24-30 luglio. Una riduzione che, secondo gli esperti, comporta una sottostima significativa del numero reale di contagi. Il virologo Fabrizio Pregliasco parla di una “ondina di risalita”, rievocando la sua nota metafora del sasso nello stagno: onde che si propagano a intervalli, non necessariamente legate alla stagionalità, ma piuttosto all’evoluzione continua del virus e alla comparsa di nuove varianti.
“Il Covid non è scomparso e dobbiamo abituarci a conviverci – spiega Pregliasco –. La sua instabilità genetica fa sì che ogni tanto si riaffacci, anche d’estate. Non si tratta di emergenze, ma di piccoli rialzi che vanno monitorati”. Il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano sottolinea inoltre come i dati ufficiali siano oggi poco rappresentativi della reale diffusione del virus: “Con un numero così basso di tamponi, è evidente che i casi registrati rappresentano solo una parte del totale”.