Cresce rapidamente la diffusione del West Nile Virus in Italia: secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), i casi confermati nell’uomo sono passati in soli sette giorni da 32 a 89. Di questi, 40 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, la più grave, con un tasso di letalità che oggi si attesta al 20%. I decessi notificati ufficialmente sono otto, ma nella giornata di ieri è stata segnalata una nona vittima nel Casertano: un uomo di 76 anni, ancora non registrato nei dati ufficiali. Il picco ha coinvolto dieci Regioni e 31 Province, con la Campania e il Lazio in testa per numero di casi gravi. Nonostante l’aumento rapido, le autorità sanitarie non parlano di emergenza. “Oggi non siamo in una situazione di allarme, ma è essenziale che la popolazione adotti comportamenti corretti di prevenzione”, ha dichiarato Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS.
Preoccupano in particolare i casi nella forma neuro-invasiva, la più grave, che finora sono stati 40: tra questi, 23 nel Lazio, 10 in Campania, con segnalazioni anche in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. I casi di febbre confermati sono 46, mentre tre infezioni sono state rilevate in soggetti asintomatici, due dei quali donatori di sangue. Il tasso di letalità, calcolato sulle forme neuro-invasive, è del 20%, un dato analogo a quello del 2018 e in crescita rispetto al 2024, quando era stato del 14%. “L’infezione non si trasmette da persona a persona, ma solo attraverso la puntura di zanzare. È quindi fondamentale evitare la proliferazione dei vettori e proteggersi con misure individuali. In caso di febbre superiore ai 38 gradi è bene rivolgersi al proprio medico per effettuare una diagnosi”, continua Palamara. L’Istituto Superiore di Sanità ribadisce che tutte le misure di sorveglianza e contenimento sono operative, in coordinamento con il Ministero della Salute, le Regioni e gli Istituti zooprofilattici. Particolare attenzione è rivolta anche alla sicurezza dei trapianti e delle trasfusioni. Il confronto con gli anni precedenti mostra un andamento che merita vigilanza: nel 2024 i casi totali erano stati 484, con 36 decessi; nel 2023 si erano fermati a 394, mentre il 2022 aveva registrato il picco massimo con 728 contagi e 51 morti.
Nel frattempo, il bollettino dell’ISS aggiorna anche la situazione delle altre arbovirosi. I casi confermati di Dengue sono 98, la maggior parte dei quali legati a viaggi all’estero; 32 i casi di Chikungunya, anche in questo caso prevalentemente importati, con due autoctoni; quattro quelli di Zika, tutti legati a viaggi; 23 i casi di encefalite da zecche (TBE) e 38 quelli di Toscana virus, entrambi interamente autoctoni. La stagione estiva, con il caldo e la proliferazione delle zanzare, rappresenta il momento più critico per la diffusione di questi virus. Per questo l’ISS invita alla massima attenzione, soprattutto tra gli anziani e le persone fragili, che sono più esposte alle complicanze delle infezioni. Il messaggio è chiaro: niente allarmismi, ma grande senso di responsabilità nella prevenzione.