Le ondate di calore che stanno attraversando l’Europa rappresentano una minaccia sanitaria concreta e crescente. A lanciare l’allarme è Hans Kluge, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa, che in una nota ha definito la situazione “una crisi che colpisce silenziosamente le persone più vulnerabili: anziani, bambini, lavoratori all’aperto e chi vive con patologie croniche”.
Secondo l’Oms, l’aumento di frequenza, durata e intensità delle ondate di calore è direttamente legato al cambiamento climatico. Il caldo estremo può superare la capacità del corpo umano di autoregolarsi, con conseguenze che vanno dallo stress termico all’insufficienza multiorgano. “Le ondate di calore – ha spiegato Kluge – non sono più rare: sono diventate la nuova normalità”.
La situazione in Europa è critica. In Portogallo, le autorità hanno diramato l’allerta rossa in sette distretti, con temperature previste fino a 43 °C. In Spagna, domenica si è registrata una media nazionale di 28 °C, record per il 29 giugno. In Italia, il Ministero della Salute ha attivato il livello massimo di allerta in 21 città, con misure straordinarie in Liguria e Sicilia per limitare il lavoro all’aperto.
A Parigi, dove l’aria condizionata resta poco diffusa, sono stati attivati punti di ristoro e nebulizzazione per i passanti. In Francia, i primi incendi boschivi della stagione hanno distrutto oltre 400 ettari nel dipartimento dell’Aude. In Turchia, le fiamme hanno causato l’evacuazione di quattro villaggi e la chiusura temporanea dell’aeroporto di Izmir. A Wimbledon, nel Regno Unito, il torneo ha vissuto il suo esordio più caldo di sempre. In Germania, si prevedono picchi fino a 39 °C e restrizioni all’uso dell’acqua in diversi distretti.
L’Oms, attraverso la campagna #KeepCool, ribadisce le misure essenziali per ridurre i rischi sanitari: evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali, arieggiare la casa di notte, bere acqua frequentemente, indossare abiti leggeri e mantenere i contatti con anziani o soggetti fragili.
“Questa – conclude Kluge – non è solo una sfida stagionale. È una delle espressioni più evidenti della crisi climatica e richiede una risposta sanitaria strutturata: piani d’azione nazionali, sistemi di allerta precoce e interventi mirati per proteggere le persone a rischio”.