Il Suriname è diventato ufficialmente il primo Paese della regione amazzonica a ricevere la certificazione di Paese libero dalla malaria dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ne dà notizia l’agenzia Onu per la salute in una nota diffusa il 30 giugno.
Il riconoscimento arriva dopo oltre settant’anni di attività di controllo e prevenzione, svolte su un territorio complesso e geograficamente frammentato. Con questa certificazione, il numero di Paesi dichiarati malaria-free sale a 46, più un territorio, tra cui dodici nelle Americhe.
“La certificazione è una conferma che ogni persona, indipendentemente da nazionalità o status migratorio, ha diritto a diagnosi e trattamento per la malaria”, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Per l’Organizzazione panamericana della sanità (Paho), il risultato è frutto di “anni di sforzi sostenuti, anche nelle aree più remote”.
Il Suriname ha registrato l’ultimo caso autoctono di Plasmodium falciparum nel 2018 e di Plasmodium vivax nel 2021. Le prime campagne di eradicazione iniziarono negli anni ’50 nelle aree costiere con l’uso del DDT. Negli anni successivi l’attenzione si è spostata verso l’interno, dove le abitazioni aperte e le condizioni ambientali ostacolavano la protezione dai vettori.
Dal 2005, grazie al supporto del Global Fund e della rete Paho/Usa, il Paese ha esteso l’uso di test rapidi, introdotto cure a base di artemisinina e distribuito zanzariere impregnate. Nelle aree minerarie, a forte presenza migrante, è stata attivata una rete di operatori comunitari incaricati di fornire gratuitamente diagnosi, trattamento e prevenzione.
“Essere malaria-free significa che la nostra popolazione non è più esposta al rischio e possiamo aspettarci benefici anche sul sistema sanitario, sull’economia e sul turismo”, ha affermato il ministro della Salute Amar Ramadhin, che ha però sottolineato la necessità di “vigilanza costante per evitare reintroduzioni”.
Il Suriname ha fatto parte dell’iniziativa “Elimination 2025” dell’Oms ed è attualmente incluso nel programma Paho per l’eliminazione delle malattie trasmissibili entro il 2030.