Dopo anni di progressi concreti nella lotta contro le Malattie tropicali neglette (DTN), l’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un allarme che non può essere ignorato: lo smantellamento dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) per la salute globale, in particolare nei confronti delle DTN, rischia di bloccare, o addirittura far regredire, i traguardi finora raggiunti. Ad oggi, maggio 2025, 56 Paesi hanno eliminato almeno una DTN, un passo importante verso l’obiettivo fissato dall’OMS: raggiungere l’eliminazione in 100 Paesi entro il 2030. Tuttavia, i drastici tagli ai finanziamenti da parte di donatori storici – in primis gli Stati Uniti – minacciano questo obiettivo, ponendo a rischio milioni di vite, in particolare tra le comunità più vulnerabili del pianeta.
Secondo un recente aggiornamento del Dipartimento DTN dell’OMS, 47 campagne di trattamento di massa sono state ritardate a seguito della sospensione dei finanziamenti statunitensi. Queste campagne avrebbero potuto liberare 143 milioni di persone dal peso di malattie debilitanti come la filariasi linfatica, l'oncocercosi (cecità fluviale), la schistosomiasi, le elmintiasi trasmesse dal suolo e il tracoma. Oltre ai ritardi nei trattamenti, si segnalano interruzioni nella catena di distribuzione dei farmaci, carenze di personale sanitario e una crescente minaccia di scadenza per oltre 55 milioni di compresse solo in Africa, con un potenziale spreco sanitario ed economico gravissimo. Dal 2006, grazie al supporto dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), sono stati distribuiti 3,3 miliardi di trattamenti a oltre 1,7 miliardi di persone in 26 Paesi, contribuendo all’eliminazione di almeno una DTN in 14 nazioni. Questo investimento, pari a 1,4 miliardi di dollari, ha rappresentato uno dei programmi di salute pubblica più efficaci e a basso costo nella storia recente. Solo tra il 2023 e il 2025, l’OMS ha riconosciuto 17 nuovi Paesi per aver eliminato una DTN, dimostrando che l’obiettivo 2030 era a portata di mano. Ma oggi, di fronte alla sospensione dei fondi e al licenziamento degli operatori sanitari in molti contesti, questo progresso rischia di vanificarsi.
Il taglio dei finanziamenti non è un evento isolato. Già nel 2021, il Regno Unito aveva terminato il programma Ascend, un’iniziativa chiave contro le DTN. La riduzione complessiva degli investimenti nella salute globale ha radici nella crisi scatenata dalla pandemia da COVID-19 e si è acuita con le nuove emergenze sanitarie, come l’epidemia di dengue del 2024, dichiarata emergenza di grado 3 dall’OMS. La crescente incidenza di malattie infettive legate al cambiamento climatico, in combinazione con la riduzione dell’attenzione politica e finanziaria, pone le DTN in una posizione drammaticamente marginale, in aperto contrasto con la loro diffusione e impatto reale. È importante ricordare che i programmi contro le DTN sono tra i più costo-efficaci della salute globale, anche grazie alla collaborazione con il settore privato. Dal 2011 a oggi, aziende farmaceutiche come GSK, Johnson & Johnson, Merck, Novartis, Pfizer e Sanofi hanno donato trattamenti per un valore complessivo superiore a 12 miliardi di dollari, rendendo possibile l’accesso a farmaci salvavita per milioni di persone. Durante la 78ª Assemblea Mondiale della Sanità, le DTN sono tornate sotto i riflettori, con l’adozione unanime di due nuove risoluzioni su dracunculiasi e malattie della pelle. Tuttavia, le dichiarazioni non bastano. L’OMS chiede un rinnovato impegno politico e finanziario: servono programmi nazionali sostenibili, affiancati da un supporto internazionale strategico e tempestivo. Solo così sarà possibile tutelare i risultati finora ottenuti e proseguire verso l’eliminazione definitiva di malattie che continuano a colpire i più poveri tra i poveri.