Il Tribunale del Lavoro di Ivrea ha emesso quattro sentenze che potrebbero segnare una svolta nazionale sul tema dei tempi di vestizione e svestizione degli operatori sanitari. Le decisioni, che danno pienamente ragione a un gruppo di infermieri sostenuti dal sindacato Nursing Up, riconoscono ufficialmente questi minuti come tempo di lavoro effettivo, imponendo all’ASL TO4 il pagamento delle differenze retributive, interessi e spese legali.
«Non è solo una vittoria, è l’inizio di una svolta nazionale», ha dichiarato Antonio De Palma, presidente del sindacato Nursing Up, che ha sottolineato come queste sentenze siano parte di un più ampio progetto legale a tutela degli operatori sanitari. «Dove non c’è ascolto, ci sarà la giustizia a ristabilire l’equilibrio», ha aggiunto.
Le pronunce di Ivrea si inseriscono in un quadro giurisprudenziale già consolidato. La Corte di Cassazione, infatti, con diverse ordinanze – tra cui la n. 3901/2019 e la n. 9306/2022 – ha stabilito che le operazioni di vestizione e svestizione, se imposte per motivi di sicurezza, igiene e organizzazione del servizio, devono essere considerate a tutti gli effetti parte dell’orario lavorativo.
Il tema, tuttavia, rimane controverso nei luoghi di lavoro. Secondo quanto previsto dal CCNL comparto sanità, il tempo dedicato alla vestizione è formalmente riconosciuto solo se oggetto di timbratura e limitato a 10 minuti complessivi per turno. Una previsione che, alla luce delle recenti sentenze, appare sempre più inadeguata rispetto ai principi affermati dai giudici del lavoro.
La questione non è solo giuridica, ma tocca anche la dignità professionale di infermieri e operatori sanitari, spesso costretti a decidere se arrivare prima al lavoro senza retribuzione o affrontare richiami disciplinari per ritardi. Come si legge in una nota di Nursing Up, è paradossale che in un contesto dove l’igiene e la sicurezza dovrebbero essere prioritari, si penalizzi il tempo dedicato proprio a garantire questi aspetti.
«Abbiamo chiesto. Abbiamo atteso. Ora basta. Ogni tribunale può diventare la sede della nostra battaglia», ha concluso De Palma. Il sindacato si dice pronto a sostenere legalmente ogni professionista che voglia far valere i propri diritti, in un momento in cui il riconoscimento del lavoro reale non è più solo una questione contrattuale, ma di equità e rispetto.
In un sistema sanitario sempre più sotto pressione, il tempo non è solo un dato organizzativo: è uno spazio di cura che comincia dal momento in cui il professionista indossa il camice. E come tale, merita di essere riconosciuto.