Dal prossimo luglio il Veneto si prepara a introdurre una delle novità più rilevanti degli ultimi anni nella sanità territoriale: saranno i medici di medicina generale a prenotare direttamente le visite specialistiche per i propri pazienti. Una svolta organizzativa che punta a superare il tradizionale percorso fatto di ricette cartacee, attese ai Cup e call center congestionati. L’indirizzo annunciato dalla Regione rappresenta un cambio di paradigma nella gestione dell’assistenza: il momento della prescrizione non sarà più separato da quello della prenotazione, ma diventerà parte integrante della presa in carico del paziente. In pratica, il cittadino potrà uscire dallo studio del medico con l’appuntamento già fissato, evitando passaggi intermedi spesso complessi e dispersivi.
La misura si inserisce nel più ampio processo di riorganizzazione della medicina territoriale avviato negli ultimi anni, anche sulla spinta degli investimenti previsti dal PNRR. L’obiettivo è rafforzare il ruolo del medico di famiglia come primo regista del percorso di cura, non più semplice prescrittore ma figura centrale nell’orientamento del paziente all’interno del sistema sanitario. Dal punto di vista operativo, i medici avranno accesso diretto alle agende delle strutture specialistiche delle Ulss e potranno prenotare la prestazione più appropriata in base alla priorità clinica indicata. Un passaggio che potrebbe migliorare anche l’appropriatezza prescrittiva, riducendo richieste duplicate o non urgenti. La Regione punta a semplificare l’esperienza dei cittadini e a ridurre il peso burocratico che oggi grava soprattutto su anziani e persone fragili. Il nuovo modello potrebbe infatti alleggerire la pressione sui Cup tradizionali, spesso alle prese con lunghe attese telefoniche e difficoltà operative. Resta però aperta la questione centrale delle disponibilità. Se le agende specialistiche continueranno a essere insufficienti rispetto alla domanda, il rischio è che il problema delle liste d’attesa venga semplicemente spostato dal cittadino al medico di famiglia. Per questo il progetto dovrà procedere parallelamente al rafforzamento del personale sanitario e all’ampliamento dell’offerta territoriale.
La riforma richiederà una forte integrazione tra i software utilizzati negli studi medici e le piattaforme regionali di prenotazione. Saranno necessari aggiornamenti tecnologici, formazione degli operatori e un coordinamento costante tra medicina generale e aziende sanitarie. Non si tratta quindi solo di una modifica tecnica, ma di un cambiamento culturale nell’organizzazione della sanità pubblica. Il medico di famiglia diventerà sempre più il punto di accesso unico al sistema, con un ruolo attivo anche nella gestione dei percorsi diagnostici. Se il progetto entrerà a regime nei tempi previsti, il Veneto potrebbe diventare una delle prime regioni italiane a introdurre in modo strutturale la prenotazione specialistica direttamente dallo studio del medico di base.