Si è concluso il 12 maggio al Ministero della Salute il tavolo di confronto sulla riforma della medicina generale tra il ministro della Salute Orazio Schillaci e il Sindacato medici italiani (SMI). Durante l’incontro, la delegazione del sindacato, composta da Pina Onotri, segretaria generale, e Cristina Patrizi, della Direzione nazionale, ha espresso una posizione di netta contrarietà rispetto alle attuali bozze di lavoro sulla riforma.
In una nota, lo Smi afferma di aver presentato un documento programmatico fondato su “sei pilastri irrinunciabili” e ribadisce che “la riforma della medicina generale si fa con i medici e non nonostante i medici”.
Secondo il sindacato, l’ipotesi di introdurre un debito orario obbligatorio nelle Case di Comunità rischierebbe di sottrarre professionisti agli studi territoriali. “Sottrarre coattivamente i medici dal territorio e dai propri studi per riempire caselle vuote significa desertificare la prossimità della cura, penalizzando anziani e fragili”, si legge nella nota. Lo Smi chiede che gli studi periferici vengano riconosciuti come nodi “spoke” della rete assistenziale e finanziati con personale e dotazioni diagnostiche.
Critiche anche sul fronte economico e contrattuale. Il sindacato respinge un modello retributivo legato prevalentemente al raggiungimento di obiettivi. “Il sistema di target può essere un premio incentivante, ma non può intaccare la quota capitaria fissa”, afferma lo SMI, che richiama inoltre il tema del recupero dell’inflazione nell’ultimo accordo nazionale.
Sul tema del cosiddetto “doppio canale”, tra convenzione e dipendenza, il sindacato si dichiara disponibile a una transizione universitaria, ma chiede “garanzie blindate” e l’applicazione immediata della clausola di equivalenza diretta prevista dal Dpr 484/1997 per i medici con almeno cinque anni di esperienza.
Nel documento viene inoltre chiesta l’abolizione del Ruolo unico introdotto dalla legge Balduzzi, definito dal sindacato come una delle cause dell’abbandono della professione da parte dei giovani medici. Lo SMI chiede anche il rispetto delle prerogative dell’Accordo collettivo nazionale e sostiene che eventuali modifiche allo status del medico convenzionato debbano passare dalla contrattazione tra le parti.
Il sindacato conclude annunciando che seguirà i prossimi passaggi del Ministero e che, in caso di conferma dell’attuale impianto della riforma, attiverà “tutte le forme di tutela e mobilitazione necessarie a difesa della categoria e della salute pubblica”.