Attualità
COVID
18/03/2025

Covid-19, giornata delle vittime. Che cosa è cambiato dopo cinque anni

Cinque anni fa, la lunga colonna di camion militari che attraversava nella notte le strade vuote di Bergamo segnava una delle immagini più drammatiche della pandemia

coronavirus sars

Cinque anni fa, la lunga colonna di camion militari che attraversava nella notte le strade vuote di Bergamo segnava una delle immagini più drammatiche della pandemia di Covid-19. Quelle bare trasportate fuori città per essere cremate in altre regioni d'Italia sono diventate il simbolo di una tragedia che ha segnato profondamente il Paese e il mondo intero. "Sparì una generazione di miei concittadini, persi i miei pazienti di una vita", ricorda Guido Marinoni, presidente dell'Ordine dei medici di Bergamo. "Oggi la voglia di ricordare si è affievolita, c'è più voglia di fare. Ma il nostro Servizio sanitario nazionale non è stato potenziato come avrebbe dovuto". Marinoni, che visse in prima linea quei giorni tragici, sottolinea come i medici di famiglia furono mandati allo sbaraglio, privi di dispositivi di protezione, e come l'ospedale di Bergamo affrontò uno sforzo eroico per reggere l'urto dell'emergenza.

Oggi, nella città simbolo della prima ondata pandemica, il ricordo si confronta con la necessità di guardare avanti. "Parliamo tutti della Prima guerra mondiale, ma nessuno ricorda la Spagnola, che fu ancora più devastante", osserva Marinoni. Un monito che suona come un campanello d'allarme: la memoria collettiva rischia di dissolversi, proprio mentre sarebbe necessario fare tesoro delle lezioni apprese. Le celebrazioni per la Giornata delle vittime del Covid-19 partiranno, ancora una volta, dal Cimitero Monumentale di Bergamo, lo stesso luogo da cui partirono i camion militari cinque anni fa. A mezzogiorno, in tutta la Lombardia, le campane suoneranno a lutto. Sarà un momento di raccoglimento, ma anche di riflessione su ciò che il Covid ha insegnato e su ciò che non è stato fatto per evitare che una simile tragedia si ripeta.

La pandemia avrebbe dovuto segnare una svolta per il Servizio sanitario nazionale. Eppure, a cinque anni di distanza, il potenziamento tanto auspicato non si è realizzato appieno. "In realtà, non è cambiato molto", ammette Marinoni. "Si è parlato di riformare la medicina di famiglia, ma senza ascoltare i professionisti. Il rischio è che il medico di famiglia venga sostituito da un turnista in una Casa di comunità, con un enorme costo per il sistema e un peggioramento dell'assistenza". L'Associazione Microbiologi Clinici Italiani (Amcli) sottolinea invece il ruolo cruciale della sorveglianza sanitaria. "Il virus Sars-CoV-2 continua a circolare, seppure a livelli più bassi", spiega Pierangelo Clerici, presidente dell'Amcli. "Abbiamo strumenti di monitoraggio più avanzati, ma la vigilanza deve restare alta per prevenire future pandemie". La gestione della pandemia ha lasciato un'eredità complessa.
Marinoni ritiene che si sarebbe dovuto imparare di più dagli errori, con un'analisi approfondita sul modello della "root cause analysis" usata per gli incidenti aerei: "Si sarebbe dovuto andare a vedere, azienda sanitaria per azienda sanitaria, cosa è stato fatto bene e cosa male. Ma questo non è stato fatto". Il piano pandemico, pur aggiornato, rischia di rimanere un documento teorico se non accompagnato da esercitazioni concrete. "Se non si fanno prove sul campo, possiamo scrivere volumi di 500 pagine, ma al momento della crisi ci troveremo impreparati", concludeMarinoni.

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