Il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per il 2023 ha scatenato un acceso dibattito in Lombardia, con il governatore Attilio Fontana che ha duramente contestato i risultati. Le sue dichiarazioni hanno suscitato la reazione di sindacati e associazioni di categoria, tra cui CGIL Lombardia, Anaao-Assomed e la Federazione Cimo-Fesmed, che denunciano una sanità regionale in crisi, caratterizzata da uno sbilanciamento verso il settore ospedaliero a scapito dell’assistenza territoriale. Il confronto mette in evidenza un problema più ampio: il crescente divario tra le Regioni nel garantire i LEA e le criticità di un sistema di finanziamento che premia le realtà già efficienti, lasciando indietro le aree più deboli.
Secondo Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, le critiche di Fontana sono incoerenti. "I parametri utilizzati sono gli stessi da quattro anni: se erano adeguati quando si ottenevano punteggi alti, non si può ora contestarli solo perché il giudizio è peggiorato", ha dichiarato Quici ad Adnkronos Salute. Più che discutere sulla metodologia, il sindacato dei medici sottolinea un problema più profondo: il sistema di finanziamento. "Premiare con fondi extra le Regioni che ottengono i migliori risultati rischia di aumentare il divario con quelle in difficoltà", avverte Quici, evidenziando la necessità di una riforma che garantisca equità nella distribuzione delle risorse. Dure le critiche anche da parte della CGIL Lombardia. Il sindacato accusa il governatore di negare l’evidenza, ricordando come i LEA in Lombardia "raggiungano appena la sufficienza". Il problema principale, secondo CGIL, risiede nella scarsa attenzione all'assistenza territoriale: "Per anni la Regione ha favorito un modello ospedalocentrico, trascurando lo sviluppo della sanità di prossimità. Oggi le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, con liste d'attesa insostenibili che spingono sempre più cittadini verso la sanità privata o, nei casi peggiori, a rinunciare alle cure". I sindacati denunciano inoltre l'assenza di dialogo con le istituzioni regionali. "Abbiamo più volte inviato segnalazioni e proposte all'Assessorato e alla Direzione Welfare, ma siamo ancora in attesa di una convocazione", affermano in una nota.
Anche Anaao-Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica, esprime forte delusione per la reazione di Fontana. "Definire 'puttanate' i risultati del monitoraggio ministeriale è inaccettabile per una figura istituzionale", ha dichiarato il segretario regionale Stefano Magnone. Il sindacato evidenzia come la crisi della sanità lombarda non sia una novità, soprattutto per quanto riguarda i distretti territoriali, e critica la continua instabilità della governance regionale: "In Lombardia si cambia Direttore Generale della Sanità quasi ogni anno, un modus operandi che penalizza la programmazione e la continuità amministrativa". Anaao-Assomed chiede interventi concreti per riequilibrare il sistema e ridurre il peso degli interessi privati nella sanità regionale: "Se il governo centrale non è più considerato un ostacolo, cosa impedisce alla Lombardia di attuare le riforme necessarie? Basta con decisioni guidate dal consenso elettorale o dal fatturato dei grandi gruppi imprenditoriali".