“I numeri pubblicati sul sito del Dipartimento della funzione pubblica indicano un’adesione esigua, poco al di sopra dell’1%, allo sciopero di ieri proclamato da alcuni sindacati. Percentuale lontana da quella dichiarata dalle organizzazioni e che peraltro è in linea con quella dello sciopero indetto lo scorso anno, dalle stesse sigle, che si è fermato a un’adesione del 3%. Medici e infermieri sono consapevoli del lavoro che stiamo portando avanti, nonostante le tante difficoltà, e a loro va il mio ringraziamento per la professionalità e l’abnegazione con cui si dedicano alla cura dei cittadini. Continueremo a fare tutto il possibile per ripagare questo impegno” così il ministro della Salute Orazio Schillaci in una nota commenta l’esito dello sciopero di ieri.
Anche i medici di famiglia della Fimmg hanno espresso "piena solidarietà e vicinanza ai colleghi" in sciopero contro la Manovra, "con i quali condividiamo problemi e preoccupazioni". Fimmg ricorda lo stato di agitazione proclamato e torna ad avvertire che, se qualcosa non cambierà, anche il malcontento dei medici di medicina generale non potrà che culminare in "importanti azioni di protesta".
"Oggi - dichiara in una nota Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg - viene lanciato un primo, forte, messaggio sul malessere che ormai da troppo tempo attanaglia chi lavora al servizio della salute dei cittadini. Un'astensione che è anche e soprattutto una richiesta d'attenzione affinché gli investimenti in sanità siano commisurati alle reali esigenze del Paese. Come lo sciopero di oggi, anche lo stato d'agitazione che la medicina generale sta portando avanti è il sintomo di una situazione ormai insostenibile se si vuole preservare un'assistenza di prossimità capillare e capace di rispondere alle sfide della cronicità".
"Dal mese di ottobre - ricorda il leader sindacale - la Fimmg, dopo aver proclamato lo stato di agitazione, ha avviato una serie di confronti serrati volti a comprendere in profondità i bisogni insoddisfatti dei pazienti, ma anche condividere con loro le preoccupazioni per un sistema che su questa strada non potrà che peggiorare il livello delle prestazioni offerte. Una situazione che - ammonisce Scotti - nei prossimi mesi, se continuerà a muoversi su questo binario non potrà che sfociare" appunto "in importanti azioni di protesta".
A deludere i medici di medicina generale è in particolare "la nuova legge di Bilancio che non prevede alcuna risorsa aggiuntiva per il raggiungimento degli obiettivi di politica sanitaria per l'area dei medici convenzionati e quindi per la medicina generale". Scotti stigmatizza "il fatto che è rimasta inascoltata ogni proposta arrivata dalla categoria. Ad esempio, quella di individuare forme di detassazione delle quote variabili che sono oltretutto collegate agli obiettivi delle Regioni contenute nel Patto della salute e nel Pnrr, utili a sostenere lo sforzo assistenziale prodotto dai singoli medici".
Inoltre "è essenziale - prosegue - un investimento sul Corso di formazione in Medicina generale, unica disciplina formativa post-laurea con il maggiore rapporto di abbandono e senza copertura di posti messi a concorso, che in Manovra viene dimenticata. Anzi se ne aumenta il gap, visto che il borsista già percepisce una borsa tassata e pari al 50% di quelle delle specializzazioni. Condizioni che ne riducono l'attrattività e bloccano un ricambio generazionale ormai non più rimandabile". Le carenze, rimarca la Fimmg, "emergono con drammatica chiarezza anche dall'ultimo rapporto Ocse che dimostra come in Italia la spesa sanitaria pro-capite sia di 586 euro più bassa rispetto alla media europea e, soprattutto, che la carenza più marcata è quella dei medici di medicina generale. Guardando ai dati 2022, in media nei Paesi dell'Ue solo circa un medico su 5 era medico di famiglia, mentre i 2 terzi erano specialisti. E il dato che vede i medici di medicina generale sotto la media europea, rispetto agli specialisti, è purtroppo confermato anche per il 2023".
"Paesi come Portogallo, Finlandia, Belgio e Francia - osserva Scotti - sono riusciti a mantenere un buon equilibrio tra medici di famiglia e specialisti, con i medici di famiglia che rappresentano almeno il 30% di tutti i medici. In Italia questo non è avvenuto. Allo stesso modo, se il più dei Paesi europei ha aumentato il numero di posti di formazione post-laurea in Medicina generale per far fronte alle carenze dei medici di famiglia, l'Italia non lo ha fatto".