Secondo un nuovo studio statunitense una condizione precancerosa dell’esofago (esofago di Barrett) sta diventando più comune tra le persone di età più giovane, suggerendo dei potenziali benefici da uno screening anticipato.
Nello specifico, l’esofago di Barrett è di solito diagnosticato intorno ai 60 anni, ma un nuovo studio condotto su oltre 2,6 milioni di pazienti tra il 2014 e il 2023, ha evidenziato una tendenza crescente di diagnosi della patologia a insorgenza giovanile. I risultati sono stati presentati in un convegno di gastroenterologia negli Stati Uniti. In sintesi, nella malattia l’acido gastrico danneggia il rivestimento della parte inferiore dell’esofago, aumentando il rischio di sviluppare un tumore. Per combattere la patologia i trattamenti possono includere l'uso di farmaci e interventi chirurgici. In particolare, ai pazienti con casi lievi, viene consigliato di sottoporsi regolarmente a endoscopie per monitorare le cellule del rivestimento esofageo. In questo nuovo studio, l’esofago di Barrett è stato diagnosticato al 20% dei partecipanti con un’età antecedente i 50 anni, con la malattia in fase iniziale nella quasi totalità dei casi.
Una delle ricercatrici dello studio, la dottoressa Anila Vasireddy del Sistema Sanitario dell’Università della Pennsylvania, ha sottolineato a Reuters che i fattori di rischio nei pazienti più giovani erano simili a quelli osservati nei pazienti più anziani e includevano ernia iatale, reflusso gastroesofageo, fumo e un indice di massa corporea elevato.
“Il nostro studio – hanno dichiarato i ricercatori - conferma che i fattori di rischio tradizionali dell’Esofago di Barrett negli anziani sono predittivi anche per la patologia ad insorgenza giovanile. Lo screening prima dei 50 anni potrebbe avere un impatto significativo sulla rilevazione precoce dell’adenocarcinoma esofageo”.
Cristoforo Zervos