Al 10 ottobre sono saliti a 58 i casi confermati di malattia da virus Marburg (Mvd) in Ruanda, la maggior parte dei quali nella capitale Kigali. I contagi accertati sono 32 in più rispetto alla rilevazione pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità il 30 settembre. Sul totale infettati, 13 sono deceduti (tasso di mortalità 22%), 15 sono guariti e gli altri 30 sono in cura nel centro designato ad assistere i pazienti con Mvd. Gli operatori sanitari di 2 strutture di Kigali rappresentano oltre l'80% dei casi confermati. Tutti i nuovi contagi confermati segnalati nell'ultima settimana sono stati associati ai 2 focolai ospedalieri di Kigali. Lo riporta l'Oms nell'ultimo aggiornamento sull'epidemia dichiarata il 27 settembre e classificata come emergenza di grado 3, il livello più alto.
Nel frattempo, il governo statunitense ha emesso un avviso di viaggio di livello 2 per il Rwanda, invitando a prendere precauzioni rafforzate per coloro che intendono recarsi nel Paese a causa dell’epidemia di Marburg, scoppiata nel settembre scorso. Viene stimato un tasso di letalità molto alto, che può addirittura raggiungere l’88%. La malattia viene trasmessa all'uomo dai pipistrelli della frutta (Pteropodidi) e si diffonde tramite il contatto con i fluidi corporei delle persone infette. Per far fronte a questa emergenza sanitaria, il Rwanda ha avviato la somministrazione di vaccini contro il virus, concentrandosi inizialmente sul personale sanitario maggiormente esposto e sui contatti diretti dei casi confermati. Inoltre, Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti ha annunciato un sistema di screening per i viaggiatori in arrivo negli Stati Uniti che sono stati in Rwanda negli ultimi 21 giorni, al fine di prevenire la diffusione del virus.
Nel contesto della risposta internazionale all’emergenza, gli Stati Uniti hanno anche completato la prima spedizione di vaccini e farmaci terapeutici destinati al Rwanda, come confermato da Thierry Roels, Direttore del CDC statunitense in Rwanda. Tale collaborazione include anche l’avvio di sperimentazioni cliniche per valutare contromisure sperimentali contro la malattia. Il governo degli Stati Uniti ha, inoltre, segnalato la possibilità di inviare ulteriori forniture per sostenere tali sperimentazioni, pur senza specificare quante dosi siano state consegnate finora. Inoltre, il ministro della salute del Rwanda, Sabin Nsanziman, ha dichiarato che il Paese darà il via a sperimentazioni cliniche di vaccini e trattamenti sperimentali contro il virus di Marburg. Al momento sono quattro i candidati vaccini valutati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per un eventuale utilizzo nei test clinici, ma solo uno, sviluppato dall’istituto no-profit Sabin Vaccine Institute, ha già mostrato, in studi clinici preliminari, di essere sicuro e di generare una risposta immunitaria. Tuttavia, ulteriori test sui vaccini al di fuori di contesti epidemici sono stati considerati rischiosi. Il Sabin Vaccine Institute ha reso noto sabato di aver consegnato circa 700 dosi del suo vaccino al Rwanda, che verranno utilizzate in una sperimentazione mirata al personale in prima linea, inclusi i professionisti sanitari. L’istituto ha, inoltre, affermato che prevede di fornire ulteriori vaccini, previa richiesta del governo ruandese e approvazione della Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) degli Stati Uniti. Anche Gilead Sciences ha annunciato giovedì che donerà circa 5.000 fiale del suo farmaco antivirale remdesivir alla Rwanda Medical Supply, per un uso di emergenza nel contesto dell’epidemia. La situazione rimane monitorata con grande attenzione sia dalle autorità locali che dai partner internazionali, con l’obiettivo di contenere la diffusione del virus e proteggere la popolazione, in particolare le comunità più a rischio.
Cristoforo Zervos