Incrociando miliardi di dati con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, la medicina di precisione è in grado di riuscire a leggere i segnali di un'infiammazione, come quella legata al Covid, per prevedere quando compariranno i sintomi: uno scenario che si sta avvicinando a grandi passi a diventare realtà, grazie alle ricerche apripista condotte nel dipartimento di genetica dell'Università californiana di Stanford e presentate a Roma, nello Human Genome Meeting, per la prima volta ospitato in Italia, all'Università Sapienza di Roma. "La salute è il prodotto di un vasto insieme di fattori, miliardi di dati raccolti sia con i tradizionali metodi di diagnosi sia con dispositivi indossabili", ha detto il genetista Michael Snyder aprendo i lavori del convegno. Diventa anche possibile, ha aggiunto, stabilire con precisione la data in cui è avvenuta un'infezione, così come si può calcolare lo scarto fra l'età biologica e quella anagrafica combinando fra loro i dati relativi a Dna e Rna, alle proteine e al corredo di molecole presenti nei campioni, ossia il metaboloma. Si tratta ancora di ricerca di base e c'è ancora molto da fare per riuscire a portare queste tecniche nella pratica, a partire dalla determinazione dei costi, tuttavia la strada è aperta. "Oggi è possibile misurare migliaia di proteine, grassi e molecole metaboliche da una singola goccia di sangue. "Stiamo andando in questa direzione, ma servono strutture e un'organizzazione adeguate, e servono persone", ha commentato il genetista Giuseppe Novelli, presidente del convegno con Juergen Reichardt, dell'australiana James Cook University. Uno dei grandi problemi aperti - ha aggiunto - è la privacy, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione di test predittivi". In questo settore, ha rilevato, "la formazione è fondamentale".