La presidenza del Consiglio europeo, insieme ai rappresentanti del Parlamento, è riuscita ad ottenere un consenso politico provvisorio su norme più severe per contrastare l’inquinamento atmosferico. L’obiettivo generale è realizzare un ambiente a inquinamento zero nell’Unione Europea (UE) entro il 2050.
La proposta mira, inoltre, ad allineare gli standard di qualità dell’aria dell’UE alle raccomandazioni stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Nonostante notevoli progressi nella qualità dell'aria dell'UE negli ultimi 30 anni, l'inquinamento atmosferico rimane la principale causa ambientale di morti premature, stimata in 300.000 decessi all’anno. Gli effetti negativi della scarsa qualità dell'aria si estendono a una serie di malattie, tra cui attacchi di cuore, ictus, problemi respiratori, diabete, demenza e cancro ai polmoni.
In risposta a questa emergenza, l'UE aveva già varato due direttive sulla qualità dell'aria nel 2004 e nel 2008. La Commissione europea aveva proposto la revisione di queste direttive nell'ottobre 2022, nell'ambito del piano d'azione “UE a zero inquinamento” nel quadro del Green Deal europeo. L’accordo politico raggiunto getta le basi per questa revisione.
In quest’ottica stati introdotti valori limite e obiettivi più aderenti alle linee guida dell'OMS per rafforzare gli standard di qualità dell'aria entro il 2030. Questi standard, che coprono vari inquinanti atmosferici come particelle sottili e materia particolata (PM2.5 e PM10), NO2, SO2, benzo(a)pirene, arsenico, piombo e nichel, saranno sottoposti a revisioni e aggiornamenti periodici. La direttiva stabilisce anche standard specifici per ogni sostanza, proponendo, ad esempio, una riduzione dei valori limite massimo annuale per PM2.5 e NO2 da 25 µg/m3 a 10 µg/m3 e da 40 µg/m3 a 20 µg/m3, rispettivamente.
Qual ora le proiezioni dei singoli Stati indicassero l’impossibilità del raggiungimento degli obbiettivi entro il 2030, potranno chiedere una proroga senza penali fino al 2035 con la possibilità di un’ulteriore estensione di 2 anni.
All'interno dell’accordo provvisorio è anche già inserita una clausola che potrà permettere agli Stati membri di richiedere uno spostamento della scadenza fino al 1° gennaio 2040 per alcuni valori in determinate condizioni. Fra queste condizioni sono previste, ad esempio, fattori orografici territoriali specifici che ostacolano il raggiungimento degli obbiettivi (la pianura padana rientrerà in queste caratteristiche?) o fattori pratici dove le riduzioni necessarie influiscono sui sistemi di riscaldamento domestico.
Associazioni mediche e sanitarie hanno accolto con favore questa proposta e vorrebbero un’adozione veloce di un testo definitivo in modo da migliorare la qualità dell’aria che respiriamo nei tempi più brevi possibili.
La proposta sarà sottoposta ora a revisione da parte dei rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio e del comitato per l'ambiente del Parlamento. Una volta approvata, sarà soggetta ad adozione formale da parte di entrambe le istituzioni, revisioni del linguaggio giuridico e successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'UE per l’entrata in vigore. Gli Stati membri avranno poi una finestra di 2 anni per adeguarsi alla direttiva