Uno studio condotto dall'Istituto nazionale per le malattie infettive (Inmi) Lazzaro Spallanzani di Roma in occasione della campagna vaccinale 2022-23 contro Mpox (l'ex vaiolo delle scimmie), avviata in emergenza durante il focolaio epidemico che ha interessato 118 Paesi nel mondo, indica che «il vaccino Mva-Bn è sicuro, ben tollerato e immunogeno a breve termine, anche nelle persone con Hiv» afferma Valentina Mazzotta, coordinatrice del lavoro. «La somministrazione di una schedula a due dosi» specifica «è comunque preferibile, indipendentemente dalla precedente storia di vaccinazione antivaiolosa, soprattutto nelle persone con Hiv, al fine di massimizzare la risposta neutralizzante e T-cellulare».
Lo Spallanzani, unico centro vaccinale Mpox nel Lazio, ha condotto lo studio osservazionale denominato “Mpox-Vac” con l'obiettivo di studiare la risposta immunitaria alla vaccinazione e gli eventi avversi correlati al vaccino. I dati pubblicati - sottolineano dall'Irccs capitolino - descrivono quindi, primi in Italia, la risposta immunologica, sia umorale che cellulare, osservata dopo un mese dal completamento della schedula vaccinale.
«Dopo la somministrazione di ogni dose» riferisce Mazzotta «si è assistito a un incremento sia dei titoli anticorpali neutralizzanti il virus sia della risposta dei linfociti T in tutti i partecipanti dello studio, anche nelle persone con infezione da Hiv. La risposta è stata poi valutata in sottogruppi selezionati per tipo di schedula vaccinale ricevuta (singola o doppia dose) e per presenza di infezione da Hiv. Le persone che hanno ricevuto una singola dose, cioè quelle già vaccinate in passato per il vaiolo umano, hanno sviluppato una minore risposta T-cellulare rispetto a coloro che hanno ricevuto due dosi. Tra le persone con infezione da Hiv, anche la risposta anticorpale neutralizzante è stata più debole in chi ha ricevuto una singola dose rispetto a chi ne ha ricevute due». Per la ricercatrice, «questi risultati suggeriscono di estendere la doppia dose vaccinale anche in chi ha ricevuto la vaccinazione antivaiolosa anni prima, soprattutto in presenza di infezione da Hiv, e si allineano con altri dati internazionali e con le raccomandazioni dei Cdc americani che sostengono come il numero di booster somministrati sia correlato al potenziamento della risposta immunitaria. Per quanto riguarda gli effetti avversi, quelli osservati sono stati per lo più di grado lieve» afferma Mazzotta. «Si rendono necessari ulteriori studi» evidenzia in conclusione la coordinatrice del lavoro «per valutare la durata a lungo termine dell'immunità e per stabilire i correlati specifici di protezione. La strategia vaccinale» ribadisce «rimane nel Mpox lo strumento principale per controllare il rischio di riaccensioni epidemiche dell’infezione e per ridurre l'incidenza di forme gravi, soprattutto nelle persone con immunodepressione».
EClinicalMedicine. 2024 Jan 12;68:102420. doi: 10.1016/j.eclinm.2023.102420.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38292040/