Dalle pagine del “The Lancet” i ricercatori del The Lancet-PPATS Commission on Prevention of Viral Spillover esprimono la loro preoccupazione per l'inadeguata attenzione data alla prevenzione primaria nella bozza del WHO Pandemic Agreement pubblicata lo scorso 30 ottobre 2023 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Come prevenzione primaria o prevenzione profonda, i ricercatori intendo una prevenzione atta a ridurre o eliminare gli eventi di spill-over, cioè il trasferimento di un patogeno da animale a uomo.
Nel documento OMS il termine "prevenzione", quando usato, fa spesso riferimento alla prevenzione secondaria post-spill-over, concentrandosi sulle azioni intraprese dopo che un patogeno si è trasferito dagli animali agli esseri umani, come ad esempio campagne vaccinali, sviluppo di nuove terapie e approcci preventivi come anticorpi monoclonali.
Pur promuovendo un approccio One-Health, solo 4 frasi nel documento di 30 pagine menzionano il passaggio di patogeni tra animali e umani come causa della maggioranza delle epidemie e pandemie recenti.
One Health riconosce le interconnessioni inestricabili tra la salute umana, animale ed ecologica e la necessità di affrontare le cause del passaggio di patogeni. I fattori che aumentano il rischio includono pratiche di gestione del bestiame d’allevamento, il commercio, illegale o non, di animali selvatici, il consumo di carne non controllata in ambienti urbani e non urbani, il cambiamento climatico e la perdita di ecosistemi naturali e biodiversità.
Il Quadripartite's One Health High-Level Expert Panel riconosce, nel sistema “One Health” che punti a prevenire il trasferimento da animale a uomo un punto fondamentale per ampliare il sistema preventivo.
L'attuazione efficace di questo approccio richiede finanziamenti adeguati, in particolare dai paesi ad alto reddito. Rispetto al costo della contenzione e della risposta a seguito di un’eventuale pandemia, gli investimenti annuali, in ottica di prevenzione del passaggio di patogeni animali all’uomo, risulterebbero estremamente efficaci nel salvare vite umane e perdite economiche, rispetto ai soli piani prevenzioni previsti nel documento OMS.
Il gruppo di ricercatori fa appello agli Stati membri, in particolare a quelli appratenti al G20, affinché superino le loro divergenze e adottino misure concrete, ricostruendo la fiducia persa durante la risposta al COVID-19. Questo processo potrebbe iniziare da migliori finanziamenti per attuare gli accordi, superando i limiti del linguaggio utilizzato, che non prevede nessun impegno vincolante nello stanziamento e nell’uso di nuove risorse.
Infine, gli scienziati ricordano come i pericoli di future pandemie, presumibilmente più dannose del COVID-19, sono reali e imminenti. Ad esempio, il virus dell’influenza aviaria H5N1 ad alta patogenicità, che ha devastato le industrie del pollame e le popolazioni globali di uccelli selvatici e attualmente minaccia numerose specie di mammiferi, potrebbe acquisire tratti che consentono una diffusione sostenuta negli esseri umani, con alti livelli di mortalità e disagi sociali ed economici.
Per i ricercatori la prevenzione attraverso l’approccio One Health, oltre che essere utili per la salute dell’essere umano comporterebbe anche importanti benefici collaterali, come contribuire ad affrontare il cambiamento climatico, diminuire la perdita di biodiversità, aumentare l’equità sociale e il benessere degli animali.