Clinica
Tumore
06/12/2023

Tumore ovaio, scoprire malattia con anni di anticipo grazie ad un’analisi genetica. Lo studio italiano

Una ricerca condotta dall' Humanitas e pubblicata su Science Translational Medicine potrebbe cambiare l’approccio alla malattia

tumore ovaio

Prevedere il cancro dell'ovaio con anni di anticipo grazie a un'analisi genetica condotta sui campioni prelevati per il Pap test, il comune esame di screening dei tumori del collo dell'utero. È quanto viene fuori da uno studio condotto da ricercatori di Humanitas di Milano e pubblicato su Science Translational Medicine, che per la prima volta apre alla possibilità di diagnosi precoce per il tumore dell'ovaio. "La sopravvivenza al tumore dell'ovaio dipende fortemente dal momento in cui la malattia viene scoperta: cambiare la nostra capacità di fare diagnosi precoce significa cambiare le possibilità di cura", spiegano in una nota Maurizio D'Incalci, professore di Farmacologia in Humanitas University e responsabile del laboratorio di Farmacologia Antitumorale all'Irccs Istituto Clinico Humanitas, e Sergio Marchini, responsabile dell'Unità di Genomica traslazionale dello stesso istituto. "È quello che crediamo sia possibile fare utilizzando i tamponi dei Pap test e applicando tecniche di analisi genomica in grado di identificare un'importante firma molecolare di questo tumore: la sua instabilità genomica", aggiungono.

La ricerca è stata condotta analizzando i tamponi di Pap test di 113 donne che successivamente avrebbero sviluppato il tumore dell'ovaio. Il team ha scoperto che l'instabilità genomica era rilevabile molti anni prima - fino a nove - della diagnosi di tumore. "Oggi sappiamo che già nelle prime fasi del processo di trasformazione tumorale, il Dna delle future cellule neoplastiche è caratterizzato da profonde anomalie nella sua struttura e organizzazione. L'instabilità genomica è quindi una caratteristica primitiva e non condivisa con le cellule sane, e quindi un'ottima base di partenza per sviluppare un test di diagnosi precoce", dice Marchini. In Italia - spiegano gli esperti Humanitas - ogni anno vengono diagnosticati più di 5mila nuovi casi di tumore all'ovaio, pazienti che si aggiungono alle circa 30mila donne già in cura per la malattia. La forma più frequente è il carcinoma ovarico sieroso ad alto grado (Hgsoc), che costituisce il 70% di tutte le diagnosi e rappresenta la tipologia più aggressiva e letale, spesso resistente ai farmaci chemioterapici anche perché individuata in fase avanzata. I sintomi del cancro all'ovaio sono infatti difficili da riconoscere, ma la diagnosi precoce fa la differenza tra la vita e la morte: la sopravvivenza a 5 anni passa dal 30% per i tumori scoperti al terzo stadio a oltre il 90% per quelli identificati al primo stadio.

Negli ultimi decenni diversi gruppi di ricerca nel mondo hanno provato a mettere a punto una tecnica di diagnosi precoce per il tumore ovarico, ma senza successo. Una di queste metodiche, così come quella proposta ora dagli scienziati Humanitas - ricordano dall'Irccs di Rozzano - si basava sull'analisi dei tamponi per il Pap test, ma in quel caso si cercava una mutazione genetica che si è poi rivelata non sufficientemente specifica. "A fare la differenza, questa volta - sottolinea Marchini - è l'idea di guardare a un'altra caratteristica molecolare delle cellule tumorali: la loro instabilità genomica. Oggi sappiamo che già nelle prime fasi del processo di trasformazione tumorale il Dna delle future cellule neoplastiche è caratterizzato da profonde anomalie nella sua struttura e organizzazione. L'instabilità genomica è quindi una caratteristica primitiva e non condivisa con le cellule sane, e quindi un'ottima base di partenza per sviluppare un test di diagnosi precoce". "Per la prima volta nella ricerca sulla diagnosi del tumore ovarico, i dati sono davvero promettenti", riferiscono Lara Paracchini e Laura Mannarino, prime autrici dello studio, di cui hanno curato rispettivamente gli esperimenti in laboratorio e l'analisi bioinformatica dei dati: "Dimostrano che la tecnica usata è in grado di riconoscere nei tamponi la presenza di Dna tumorale con anni di anticipo rispetto alla manifestazione della malattia, in un caso addirittura 9 anni prima. Il numero di falsi positivi nel gruppo di controllo è molto basso - evidenziano - così come il numero di falsi negativi tra i tamponi delle pazienti con tumore".


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