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Dermatologia
21/11/2023

Dermatite atopica, approvato in Europa lebrikizumab, inibitore di Il-13 con risposta rapida e duratura

Il farmaco rappresenta un passo avanti significativo in pazienti affetti dalla malattia nella forma da moderata a grave non controllata con terapia topica

menopausa

La Commissione europea (Ce) ha approvato lebrikizumab per il trattamento di pazienti adulti e adolescenti (di età pari o superiore a 12 anni, con un peso corporeo di almeno 40 kg) affetti da dermatite atopica da moderata a grave (Ad), che sono candidati per la terapia sistemica. Il primo paese in cui il farmaco verrà immesso in commercio sarà la Germania. Nel corso del 2024, il lancio sul mercato proseguirà in altri Paesi europei. Lebrikizumab è un anticorpo monoclonale che si lega alla proteina Il-13 ad alta affinità per prevenire specificatamente la formazione del complesso eterodimero Il-13Rα1/Il-4Rα e la successiva segnalazione, inibendo così gli effetti biologici di Il-13. La citochina Il-13 è fondamentale nella dermatite atopica in quanto guida il ciclo infiammatorio di tipo 2 nella pelle e porta a disfunzioni della barriera cutanea, causando prurito, ispessimento cutaneo e possibili infezioni. Lebrikizumab rappresenta un passo avanti significativo in pazienti affetti da dermatite atopica da moderata a grave non controllata con terapia topica, grazie al meccanismo di azione mirato, efficacia e sicurezza comprovate a breve e lungo termine e dimostrate fino a 2 anni nonché al dosaggio mensile di mantenimento per tutti i pazienti.

«In Italia, si stima che la dermatite atopica colpisca circa il 20% della popolazione pediatrica e, nelle sue forme più gravi, tra il 2 e il 5% della popolazione adulta» ha ricordato il professor Antonio Costanzo, direttore dell'Unità operativa di Dermatologia Humanitas. «L’arrivo di nuovi trattamenti biologici segna una pietra miliare nella gestione di questa patologia: fino a ieri avevamo a disposizione strategie terapeutiche limitate, soprattutto se confrontate con le terapie al momento approvate per altre patologie dermatologiche, quali la psoriasi. L’introduzione di lebrikizumab» ha dichiarato Costanzo «rappresenta un'opzione terapeutica efficace e sicura. Come dimostrato dai risultati di studi clinici, la gran parte dei pazienti trattati ha riscontrato una importante riduzione delle lesioni cutanee, sollievo dal prurito e una riduzione della gravità della malattia. Da un punto di vista clinico, l’approvazione di lebrikizumab rappresenta la possibilità di migliorare la gestione della malattia e creare un impatto significativo nella vita dei pazienti affetti da dermatite atopica, offrendo nuove speranze e migliori prospettive per il loro benessere».

L’approvazione si basa su tre studi registrativi di fase 3 tra cui ADvocate 1 e ADvocate 2, che hanno valutato lebrikizumab in monoterapia e ADhere che ha valutato lebrikizumab in combinazione con corticosteroidi topici (Tcs), in pazienti adulti e adolescenti con dermatite atopica da moderata a grave. Lebrikizumab ha dimostrato un’efficacia clinica rapida in monoterapia alla settimana 165, ha fatto rilevare una riduzione dell’estensione e gravità della patologia pari almeno al 75% (Easi-75) in quasi 6 pazienti su 10. In combinazione con corticosteroidi topici, lebrikizumab ha raggiunto tale risultato in quasi 7 pazienti su 10. Alla settimana 16, quasi l’80% dei responder (definiti come coloro che hanno raggiunto una riduzione del 75% dell’area e dell’indice di gravità dell’eczema rispetto al basale [Easi-75] o un Iga 0 o 1 [“chiaro” o “quasi chiaro”] con un miglioramento di almeno 2 punti e senza l’uso di farmaci di salvataggio alla settimana 16) che hanno proseguito il trattamento con lebrikizumab, sia in monoterapia che combinato con Tcs fino a due anni, hanno riscontrato una riduzione costante delle lesioni cutanee, sollievo dal prurito e una riduzione della gravità della patologia con un dosaggio mensile di mantenimento. Il programma di sviluppo clinico di fase 3 ha anche valutato il profilo di sicurezza di lebrikizumab. La maggior parte degli eventi avversi (Ae) nel corso degli studi sono stati di intensità lieve o moderata e non hanno comportato l’interruzione del trattamento. Le reazioni avverse più comuni sono state congiuntivite, reazioni nel sito di iniezione, congiuntivite allergica e secchezza oculare.

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