
Circa 1 milione e 370 mila ragazzi di età compresa tra 11 e 25 anni ha bevuto alcolici secondo modalità a rischio per la salute nel 2021. In questa fascia d'età, il 18,6% dei maschi e il 12,8% delle femmine sono consumatori a rischio. È quanto emerge dal rapporto dei giovani con l'alcol di Ona (Osservatorio nazionale alcol)dell'Istituto superiore di sanità. "I ragazzi fino a 18-21 anni non metabolizzano l'alcol. È un discorso che vale per entrambi i sessi, sia per i maschi che per le femmine". Non è una questione di genere.
"In questa fascia d'età è l'uso dell'alcol - non l'abuso - che è già di per sé pericoloso, espone a maggiori rischi per la salute e la sicurezza. Quando si fa prevenzione su questo fronte, non si può dire 'bevi responsabilmente' a un ragazzino sotto i 18 anni. Bisogna invece spiegare perché l'alcol non è per tutti, e soprattutto perché non è per i minori. Così come non è per gli anziani, che perdono la capacità di metabolizzare l'alcol al pari degli adolescenti. Bisogna far capire tutto quello che causa l'alcol e che può essere evitato, educare non per punire ma per creare il rispetto per sé stessi e per gli altri. È una questione di cultura. L'alcol non solo riduce la percezione del rischio e ti mette nelle mani degli altri, abbassa le inibizioni che dovrebbero frenare determinati atti che in stato di sobrietà non faresti. È quell'alchimia che ha prodotto una 'generazione chimica'". È l'analisi di
Emanuela Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol dell'Istituto superiore di sanità (Iss).
Sono 620mila i minori - cioè, il 16,5% dei maschi e il 14,2% delle femmine tra 11 e 17 anni - che risultano aver bevuto alcolici e rientrano tra i "consumatori a rischio che avrebbero richiesto e richiedono un'identificazione e un intervento di counseling motivazionale, rivolto all'incremento della consapevolezza del rischio e dei danni causati dall'alcol". E poi c'è il binge drinking, l'abbuffata alcolica, pratica che nell'anno considerato ha interessato l'11,4% dei maschi e il 6,4% delle femmine di 11-25 anni. Tra gli under 18 ha sperimentato il binge drinking il 2,3% dei maschi e l'1,8% delle femmine. Tra i 18-20enni, il 72,3% dei maschi e il 62,2% delle femmine consuma bevande alcoliche, 300.000 bevono secondo modalità a rischio, 279.000 si ubriacano. Tra i 21-25enni circa 450.000 sono consumatori a rischio, il 19,9% dei maschi e il 10,9% delle femmine, 424.000 quelli che si ubriacano. Numeri che portano gli esperti a ribadire l'urgenza di "una strategia nazionale dedicata ai giovani che miri agli obiettivi della Risoluzione del Parlamento europeo per un strategia alcol zero e a quelli dell'Oms", Organizzazione mondiale della sanità, "che da anni ha identificato il contesto e il target giovanile come alcohol-free". All'inizio, ripercorre l'esperto, "era la birra a spingere, ora il vino, i superalcolici, un po' tutto. Bere nel tempo è diventato 'cool', 'glamour', per le giovani ragazze ha rappresentato un motivo di adultizzazione, di emancipazione, in assenza di qualsiasi informazione su quelli che sono i rischi legati al consumo di alcol in quell'età. Per i ragazzi un mezzo di disinibizione. L'alcol agli occhi dei giovani è utile, migliora la capacità di relazione, abbassa le barriere, rende loquaci anche i più timidi. Ma non si è consapevoli che una volta consumato un bicchiere e raggiunto l'effetto di disinibizione, la volta successiva l'organismo richiede una quantità doppia, 2 bicchieri diventano 4 e si entra nel consumo rischioso che porta anche alla dipendenza", avverte.
Ogni anno, ricorda Scafato, a causa dell'alcol si registrano circa 35mila accessi ai pronto soccorso, "nel 10% dei casi sono minori. Ragazzini che nelle feste e nei locali ricevono delle bevande alcoliche. Il divieto di vendita in questa fascia d'età è una delle norme più disapplicate". Quali sono i rischi? "Gli stessi degli adulti", ma non solo. Al di là del rischio aumentato di cancro al seno che rende il sesso femminile estremamente vulnerabile, c'è un dato: l'alcol è la prima causa di mortalità per i giovani fino a 29 anni, e questo si lega alla guida in stato di ebbrezza". Un altro "impatto importante che si è delineato bene è che l'alcol interferisce nello sviluppo cerebrale del giovane, uno sviluppo che avviene dai 12 ai 25 anni e riguarda la parte prefrontale, quell'area che ci fa razionali, logici controllati", prosegue. Gli adolescenti "usano le parti laterali del cervello che sono quelle più emotive, più impulsive, che gestiscono anche l'aggressività e l'irrazionalità. Tra 12 e 25 anni quindi il cervello si riorganizza e aumenta di volume soprattutto nella parte prefrontale. L'alcol consumato in questa fascia d'età interferisce con questo processo che si chiama 'pruning', e determina una cristallizzazione della modalità cognitiva in un caratteristico atteggiamento adolescenziale irrazionale, poco controllato, tendente al rischio. L'alcol, dunque, influisce anche sul futuro cognitivo dei giovani e ne determina un'immaturità cerebrale. E c'è anche la creazione di un individuo non completamente razionale e logico, una riduzione della memoria e dell'orientamento nei luoghi. Questi sono i principali aspetti di rischio connesso anche all'uso moderato".