Medicina e ricerca
18/07/2023

Alzheimer, risultati positivi per trattamento anti-amiloide

Tra i pazienti con malattia di Alzheimer sintomatica precoce e patologia amiloide e tau, donanemab rallenta in maniera significativa la progressione clinica a 76 settimane, in particolare in chi ha patologia tau bassa/media e nella popolazione combinata con patologia tau bassa/media e alta.

Questo è quanto riferisce uno studio pubblicato su JAMA e diretto da John Sims, della Eli Lilly and Company, (Indianapolis, Stati Uniti). «I trattamenti efficaci per la malattia di Alzheimer sono limitati. Noi abbiamo cercato di valutare l'efficacia e gli eventi avversi di donanemab, un anticorpo progettato per eliminare la placca amiloide cerebrale» spiega Sims.

I ricercatori hanno arruolato 1.736 partecipanti con malattia di Alzheimer sintomatica precoce (deterioramento cognitivo lieve/demenza lieve) con patologia amiloide e bassa/media o alta tau in base alla tomografia a emissione di positroni (PET). I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere donanemab (n=860) o placebo (n=876) per via endovenosa ogni quattro settimane per 72 settimane. Le persone che ricevevano donanemab sono passate a ricevere il placebo in cieco se sono stati soddisfatti i criteri di completamento della dose. L'esito primario era il cambiamento nel punteggio della scala integrata di valutazione della malattia di Alzheimer (iADRS) dal basale a 76 settimane.

Delle persone, arruolate, 1.320 (76%) hanno completato lo studio. La variazione della media dei minimi quadrati (LSM) nel punteggio iADRS a 76 settimane è stata di -6,02 nel gruppo donanemab e -9,27 nel gruppo placebo (differenza 3,25) nella popolazione tau bassa/media, e di -10,2 con donanemab e -13,1 con placebo (differenza 2,92) nella popolazione combinata.
La variazione LSM nel punteggio della Clinical Dementia Rating Scale (CDR-SB) a 76 settimane è stata di 1,20 con donanemab e 1,88 con placebo (differenza -0,67) nella popolazione tau bassa/media e di 1,72 con donanemab e 2,42 con placebo (differenza -0,7) nella popolazione combinata. Anomalie di imaging correlate a versamento si sono verificate in 205 partecipanti (24,0%; 52 sintomatici) nel gruppo donanemab e 18 (2,1%; 0 sintomatico durante lo studio) nel gruppo placebo, e reazioni correlate all'infusione si sono verificate in 74 partecipanti (8,7 %) con donanemab e in quattro (0,5%) con placebo. Tre decessi nel gruppo donanemab e uno nel gruppo placebo sono stati considerati correlati al trattamento.

In un editoriale correlato, Eric Widera, della University of California e del Veterans Affairs Healthcare System di San Francisco (Stati Uniti), sottolinea che nuovi trattamenti come donanemab non solo cambieranno il panorama della ricerca sull'Alzheimer, ma anche quello clinico. «Una diagnosi accurata e tempestiva, una discussione ponderata su rischi e benefici personalizzati, e un'enfasi sulla gestione delle cure croniche non sono mai stati così importanti» conclude l'editorialista.

Meredith Rosenthal, della Harvard School of Public Health, Boston, USA, in un altro articolo collegato si preoccupa invece della necessità di ripensare la gestione della sanità statunitense dato il nuovo arrivo di trattamenti costosi per patologie altamente prevalenti come l'Alzheimer, e Jennifer Manly, del Columbia University Irving Medical Center, New York, USA, in un terzo editoriale pensa che questo fatto sia particolarmente vero per le comunità che subiscono un carico sproporzionato di declino funzionale dovuto al deterioramento cognitivo.

JAMA 2023. Doi: 10.1001/jama.2023.13239
http://doi.org/10.1001/jama.2023.13239

JAMA 2023. Doi: 10.1001/jama.2023.11701
http://doi.org/10.1001/jama.2023.11701

JAMA 2023.Doi: 10.1001/jama.2023.11702
http://doi.org/10.1001/jama.2023.11702

JAMA 2023. Doi: 10.1001/jama.2023.11704
http://doi.org/10.1001/jama.2023.11704
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