I conflitti e le guerre, spesso legati alla lotta per il controllo delle risorse naturali e ai mutamenti geopolitici, stanno devastando molte comunità che si trovano già in situazioni di sofferenza a causa dei cambiamenti climatici. Le conseguenze, come le carenze alimentari, l'insicurezza, lo spostamento delle popolazioni e la perdita di biodiversità, creano le condizioni ideali per la comparsa e la diffusione di nuovi microrganismi. Questo rappresenta una minaccia senza precedenti per la sopravvivenza della nostra specie. Su questo tema si è interrogata la Società italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), al 56esimo congresso a Roma. "Abbiamo osservato - ha sottolineato Donato Greco, Istituto Superiore di Sanità e Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute - lo scoppio di focolai epidemici direttamente conseguenza di azioni belliche attualmente in corso. Purtroppo, abbiamo numerosi esempi, come la poliomelite che è riemersa in 48 Paesi Africani, con il colera che impazza sia in Africa ma anche in America Latina e nel Sud Est Asiatico così come abbiamo anche l'Epatite E che sta impazzando in questi giorni nel Sud Sudan. Questo significa aggiungere all'intervento post-bellico, non soltanto acqua potabile, cibo, ma anche una sorveglianza sanitaria che possa prevenire questi scoppi epidemici". La guerra, la pandemia e la crisi economica hanno accentuato inoltre le disuguaglianze di salute già presenti nel mondo, in Europa e in Italia. "La prevenzione è uno dei metodi e dei mezzi più economici e più importanti - ha evidenziato Michele Conversano, Direttore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della ASL di Taranto-. Anche nel campo della prevenzione esiste un gradiente della adesione agli screening tra Nord e Sud, esiste anche nelle vaccinazioni. Dobbiamo adottare misure molto più incisive, la chiamata attiva di tutti, andare a fare screening con mezzi mobili nei quartieri dove l'adesione è bassa, andare a vaccinare nelle scuole, vaccinare nei quartieri più poveri per raggiungere quell'equità che è uno degli obiettivi principali che il Piano Nazionale di Prevenzione 2020-2025 indica".