Medicina e ricerca
10/02/2023

Pandemia e salute mentale, la popolazione italiana è più resiliente di quanto si pensasse. I risultati di uno studio

In un recente studio pubblicato sul Journal of Affective Disorders, un team di ricercatori italiani ha studiato l'andamento temporale dei problemi di salute mentale come ansia, depressione e stress tra la popolazione del nostro Paese dovuti alla pandemia Covid-19.

Oltre al numero senza precedenti di decessi e all'immenso onere sanitario scatenato dalla pandemia di Covid-19, un altro grave impatto del SARS-CoV-2 è legato alla salute mentale. Mentre la paura della Covid-19 e l'ansia di contrarre il virus hanno causato molto disagio psicologico, anche le misure di mitigazione della malattia come il distanziamento sociale, i lockdown e la crisi economica hanno avuto un impatto sulla salute mentale delle persone.

Gli autori del presente studio hanno condotto un'analisi di coorte longitudinale per esaminare l'andamento temporale di ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico (PTSD) nell'arco di 14 tra la popolazione maggiorenne italiana dopo il periodo di marzo e aprile 2020, quando si è verificato il primo lockdown.
Questo studio faceva parte di un programma per monitorare a lungo termine gli esiti di salute mentale tra gli operatori sanitari e la popolazione italiana.

I risultati sono stati misurati utilizzando uno psicotrauma globale informatico, che consentiva risposte di tipo "sì o no" per 17 sintomi, tra cui PTSD, depressione, dissociazione, problemi di sonno, abuso di sostanze, autolesionismo e altri problemi emotivi, sociali o psicologici. Lo psicotrauma globale copriva anche fattori protettivi e di rischio come una storia di malattia mentale, traumi infantili, resilienza psicologica, supporto sociale e altri eventi stressanti.
Inoltre, sono stati utilizzati un questionario sulla salute del paziente di nove voci e un questionario sul disturbo d'ansia generalizzato di sette voci per valutare rispettivamente i sintomi di depressione e ansia. I predittori sociodemografici utilizzati nell'analisi erano età, sesso, tipo di occupazione, istruzione, area geografica di residenza, nazionalità, anamnesi di infezioni da Sars-CoV-2, modello lavorativo (lavoro da casa o in ufficio) e frequenza con cui gli individui aveva socializzato nell'ultimo anno.

I risultati hanno riportato che, tra gli individui che hanno completato in tutti e 14 mesi i test, il 52,03% (2691 persone) non ha avuto esiti sulla salute mentale rilevanti, il 20,49% (1061) ha riferito di avere un disagio generale con una totale remissione nel periodo di follow-up, il 20,71% (1071) aveva un disagio generale persistente e il 6,77% (350) ha riferito di avere forti disagi persistenti da stress post-traumatico.
Le donne e gli individui più giovani erano particolarmente vulnerabili all'ansia correlata alla pandemia di COVID-19.Tuttavia, la valutazione di follow-up ha mostrato anche associazioni tra individui più giovani e la remissione dei sintomi di stress, indicando che potenziali fattori di mediazione sono stati coinvolti nel miglioramento delle condizioni di salute mentale durante i 14 mesi di studio.

Nel complesso, i risultati hanno suggerito dall'inizio della pandemia di COVID-19, dopo 14 mesi dal lockdown, i livelli di stress sono diminuiti nella popolazione italiana, indicando un livello di resilienza e mostrando come l'impatto sulla salute mentale, a lungo termine, sia stato minore di quanto preventivamente pensato. Tuttavia, sono ancora necessarie misure di sostegno ai gruppi specifici più a rischio, come chi ha una storia di disturbi mentali, giovani e donne e che continuano a sperimentare livelli di stress e ansia molto importanti.
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