
"Oggi, 28 marzo, è la Giornata mondiale dell'endometriosi. Dobbiamo continuare a investire in ricerca per dare risposte alle tante donne che ne soffrono. Proprio in questi giorni sono state erogate risorse su nove importanti progetti che ci aiuteranno a trovare terapie migliori". Così sui social il ministro della Salute,
Roberto Speranza. In occasione della Giornata mondiale della patologia, di cui circa soffrono circa 300.000 italiane in forma grave e invalidante.
In Italia sono affette da endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva e almeno tre milioni hanno una diagnosi conclamata. Ma una "Limitata consapevolezza della patologia è causa di un grave ritardo diagnostico, valutato intorno ai 7 anni" sottolinea il Ministero della Salute. Dolore mestruale, spesso cronico e persistente, è la caratteristica di questa condizione, che si associa spesso a fenomeni depressivi e a infertilità: la patologia interessa infatti, circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficolta a concepire. La diagnosi arriva spesso tra i 25 e i 35 anni, dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche. "Sin dalla più giovane età - si legge sul sito del ministero - è molto importante sapere che i dolori mestruali e durante i rapporti non sono normali e che non devono essere taciuti. Le donne che hanno la madre o una sorella affette da endometriosi hanno un rischio di svilupparla sette volte maggiore". Tra i trattamenti, l'ormone progestinico è capace di migliorare il quadro sintomatologico in quanto abolisce la stimolazione ormonale e la crescita degli impianti endometriosici. Il trattamento più invalidante con gli analoghi del GnRH, farmaci che bloccano totalmente la stimolazione delle ovaie sono limitati a casi che richiedano un intervento chirurgico. Ma sono in corso diversi studi con composti che pur inibendo la stimolazione ovarica, creano meno effetti collaterali. L'endometriosi è inserita nell'elenco delle patologie croniche e invalidanti, negli stadi clinici più avanzati (moderato o III grado e grave o IV grado") che permette alle pazienti il diritto ad usufruire in esenzione di alcune prestazioni specialistiche di controllo.