In occasione della Conferenza internazionale sulle malattie di Parkinson e di Alzheimer(Ad/Pd 2022),che si è tenuta a Barcellona, è stata presentata l'estensione a lungo termine dello studio di fase 3che dimostra continua ad agire sui meccanismi patologici alla base della malattia di Alzheimer nei pazienti trattati per più di 2 anni. In particolare, dopo quasi due anni e mezzo (128 settimane) di trattamento tramite iniezione da 100 mg/mL per somministrazione endovenosa, i pazienti coinvolti hanno continuato a mostrare significative riduzioni in due meccanismi patologici chiave alla base della malattia di Alzheimer: le placche di proteina beta-amiloide e la p-tau181 nel plasma. Inoltre, dai dati di entrambi i trial di fase 3, emerge che alla settimana 78 è stato registrato un declino clinico inferiore nei pazienti con livelli ridotti di p-tau181 nel plasma rispetto ai partecipanti i cui livelli di p-tau181 non si erano ridotti. I dati acquisiti grazie all'estensione a lungo termine degli studi mostrano che aducanumab ha ridotto significativamente il livello delle placche di beta-amiloide fino alla settimana 132 e che ha continuato a ridurre i livelli di p-tau181 nel plasma fino alla settimana 128. Inoltre, tra i pazienti in grado di eliminare più efficacemente la beta-amiloide (Suvr inferiore a 1,1 alla settimana 78) sono state osservate riduzioni più consistenti di p-tau181 alla settimana 128. Questi risultati indicano il potenziale beneficio del trattamento a lungo termine, con una riduzione continua delle placche di proteina beta-amiloide. Questi dati si aggiungono alle già esistenti evidenze scientifiche sul ruolo dell'amiloide come biomarcatore surrogato, e confermano l'importanza di proseguire il trattamento nel tempo. «Questo nuovo set di dati, che Biogen ha voluto presentare in occasione della Conferenza internazionale Ad/Pd, proviene dall'estensione a lungo termine dei trial di fase 3 su aducanumab. Si tratta di risultati di importanza fondamentale, perché riguardano pazienti trattati con aducanumab per un lungo periodo di tempo, quasi due anni e mezzo» ha commentato Ivana Rubino, Vice President, Global and US Alzheimer's Disease Medical di Biogen. «I trial hanno permesso di fare chiarezza sul ruolo di due importanti biomarcatori: le placche di proteina beta-amiloide e la proteina plasmatica p-tau181. Non solo, i dati raccolti sono assai rilevanti perché aiutano a determinare per quanto tempo i pazienti traggono effettivamente beneficio dal trattamento per la riduzione delle placche di beta-amiloide». Inoltre, il "Journal of Prevention of Alzheimer's Disease" ha pubblicato un manoscritto, sottoposto a peer- review, che analizza i dati degli studi registrativi di fase 3 "Emerge" ed "Engage" sul trattamento con aducanumab 100 mg/mL tramite iniezione per via endovenosa in pazienti allo stadio iniziale della malattia di Alzheimer. La pubblicazione comprende i risultati rispetto agli endpoint primari, secondari e terziari degli studi, nonché i dati sulla sicurezza e le sotto-analisi sui biomarcatori. Nel giugno 2021, la Food and drug administration (Fda) degli Stati Uniti ha approvato in via accelerata aducanumab, primo trattamento per l'Alzheimer in grado di agire sui meccanismi fisiopatologici caratterizzanti la malattia. Aducanumab è indicato per il trattamento della malattia di Alzheimer in pazienti con declino cognitivo lieve o demenza lieve, in coerenza con la popolazione che ha ricevuto il trattamento negli studi clinici. Non sono disponibili dati sulla sicurezza e l'efficacia dell'avvio del trattamento in altre fasi della malattia, più precoci o più tardive. Questa indicazione è stata avvallata a seguito della procedura di approvazione accelerata concessa da Fda sulla base della riduzione delle placche di proteina beta-amiloide osservata nei pazienti trattati con aducanumab. La conferma dell'approvazione per questa indicazione è subordinata alla verifica del beneficio clinico nel corso di uno o più studi di conferma. «La pubblicazione dei dati dagli studi di fase 3 "Emerge" ed "Engage", sottoposti a peer-review, testimonia l'impegno di Biogen nel condividere le informazioni sull'efficacia e la sicurezza di aducanumab con l'intera comunità scientifica a beneficio dei pazienti con Alzheimer e dei loro familiari. La malattia di Alzheimer è molto complessa, e una migliore comprensione dei meccanismi fisiopatologici che la caratterizzano non può che passare attraverso la condivisione dei risultati e delle esperienze di real-life» ha sottolineato Rubino.