Attualità
06/03/2022

Vaccino antinfluenzale, dopo il ciclone Covid si rischia di dimenticarne i vantaggi. L'allarme degli esperti

Il peso di un vaccino si sente quando non si fa: virus o batteri si diffondono, crescono i contagi, i casi gravi, i costi ospedalieri e delle cure, le vittime. Dopo due anni di pandemia da Covid-19, il rischio con l'influenza è di vaccinare di meno, anche per il nostro Servizio sanitario nazionale.

Nella sessione farmacoeconomica del convegno "Vaccinazione antinfluenzale, verso una nuova concezione di valore", SDA Bocconi riconsidera gli scenari della vaccinazione antinfluenzale prefigurando sia la co-somministrazione con il vaccino anti-Covid 19 sia un'organizzazione capace di mirarla al paziente giusto, al momento giusto, senza sprechi né rischi. Giovanni Rezza, Direttore generale prevenzione del Ministero della Salute, apre i lavori partendo dalla data del 31 marzo, in cui «finirà lo stato di emergenza, smetteremo le mascherine nei luoghi chiusi e magari dimenticheremo che, con l'abbandono delle precauzioni fin qui prese, anche l'influenza, pur con tasso di contagiosità inferiore al coronavirus (R0 intorno a 1,5 ndr), può diffondersi e colpire fasce a rischio». Ora, anche se la protezione fosse limitata e le mutazioni del virus rendessero il vaccino in parte obsoleto, «la vaccinazione contrasta diffusione e gravità della malattia, ne abbatte i costi diretti e in termini di giorni di salute e lavoro persi; con la probabile ripresa del Covid c'è il rischio poi del sovrapporsi dei sintomi che può generare una tempesta perfetta; per l'autunno è importante considerare, accanto a una possibile quarta dose del vaccino per over 50 o più fragili, l'antinfluenzale tetravalente per le categorie a rischio influenza a partire dagli over 60». Per Rezza, occorre poi puntare sull'anagrafe vaccinale per meglio individuare i soggetti e le fasce di popolazione più a rischio Covid. Secondo Francesca Lecci Direttore del Master in Management delle Aziende Sanitarie e Socio-Assistenziali SDA Bocconi, potrebbe essere determinante usare per l'antinfluenzale la stessa piattaforma usata per il Covid-19 così da ottimizzare le somministrazioni e profilare le fasce di rischio.

Altra sfida è nell'acquisto del vaccino. Costa poco ma rende molto e i ricercatori Bocconi si chiedono come misurarne il valore generato.Veronica Vecchi Associate Professor of Practice of Government Bocconi e componente del Masan, osservatorio acquisti in sanità, ripercorre l'evoluzione delle gare negli ultimi anni, con le agenzie centralizzate che hanno fatto la parte del leone nell'approvvigionamento di farmaci, vaccini, medical device (ma le Asl hanno riguadagnato terreno negli ultimi 2 anni). «Si pensa che una buona gara dipenda da selezione del fornitore e contenuti del bando; in realtà -dice Vecchi- il valore si genera partendo dalla programmazione che si alimenta definendo il fabbisogno ed analizzando cosa non ha funzionato nei contratti degli anni precedenti. In altri paesi va diffondendosi il value based procurement, pagamento legato al valore: un metodo che può aiutare l'Asl a decidere di sobbarcarsi un costo iniziale superiore a fronte di vantaggi inequivocabili. Ma in Italia un direttore generale in Italia dura in media 3 anni al timone di un'Asl, il tempo per vedere i frutti della scommessa è poco; bisogna avviare sperimentazioni subito per applicare i nuovi processi di value based procurement, in cui non si ragiona in base alle vecchie logiche di valore, imperniate su efficacia-efficienza-economicità-equità, bensì in termini di responsabilità sociale, di vantaggi che si riflettono sulla collettività più che sui conti dell'azienda sanitaria». Questo tipo di valore, chiarisce Lecci, si misura sul paziente in termini di esiti clinici, funzionali, di gradimento; l'Asl vi è chiamata a strutturare patient journey, processi di acquisto, condizioni di fornitura e a confrontarli con i costi della vaccinazione, che inglobano l'apporto del personale e della macchina organizzativa a. «Ciò richiede però di adottare tecniche per misurare i costi che le Asl sono ancora lontane dal dominare; sul vaccino antinfluenzale mancano molti dati, ma da qualche parte occorre iniziare a misurare outcome: la popolazione invecchia, le cronicità incalzano, le risorse per gli investimenti del Recovery Plan fra tre anni dovranno essere sostituite da risorse "nostre" di parte corrente; inoltre, il management con i suoi dati può far da pungolo ai decisori politici. Nel processo andranno delineate le nuove competenze utili: analisi dati, operation management, value management. E informatiche: se un paziente non vaccinato finisce in ospedale il fascicolo sanitario deve riportare i costi di ricovero per influenza».

Mario Del Vecchio Affiliate Professor di Government, Health and Not for Profit SDA Bocconi School of Management inquadra infine il bivio di fronte al quale si trovano i dipartimenti di prevenzione Asl: restare nelle Asl o "migrare", per paradosso anche nelle case della salute a fianco del medico di famiglia. «Da noi, diversamente che nel resto d'Europa, questi dipartimenti armonizzano tre funzioni eterogenee: una autoritativa (autorizzazioni studi, rilascio patenti) una di vigilanza e controllo per il rispetto di standard e regolamenti, e una terza di public health che include le vaccinazioni e che, staccata dal resto, nei mesi della pandemia è stata condivisa con la primary care. La condivisione nei prossimi anni potrebbe crescere».
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